Archivi del mese: aprile 2011

Leggevo, dicevano, sentivo che poi ci si abitua, che manco te ne accorgi più, che manco te lo ricordi più che c'è.
Parlo di persone fortunate che ce l'hanno in forma lieve, ovviamente, più che lieve intendo poco invasiva, poco determinante per tutto il resto. Perché con la sclerosi bisogna avere culo a beccarsela in forma meno aggressiva, posto che uno il culo già non l'abbia avuto beccandosela, eccheccivuoifare.
Però è vero, io ne parlo, ci penso, ma poi ci sono momenti che la dimentico, lei è lì, stronza, ma se ne sta per conto suo e intanto mi scandisce la vita a ritmi neanche troppo serrati per visite e controlli.
Per lei sto diventando quasi vegetariana, chissà se funziona, e non mangio più tante cose, e poi cerco di camminare un po' di più, e di fare le cose che fanno bene, ma in fondo sono cose che fanno bene in generale. 
Per lei sono cambiate tante cose, ho vissuto tante cose, ma, allo stesso tempo, non è cambiato nulla. 
Penso che in fondo chissà da quanto tempo c'è già!  Che se ne stia lì buona e discreta, posso scendere a patti se si lascia dimenticare. 
Oggi mi sono goduta un giorno di ferie, ho dormito tanto, ho poltrito e oziato, me ne sono andata al cinema, ho mangiato il gelato, ho letto tanto, e ho messo anche il rouge noir sulle mani. 
Domani chi lo sa?

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Lamentina,
la mentina,
l'amentina
Sono io, proprio io, così, che mi lamento, sempre, e come una bambina tiro fuori il labbro inferiore e piego ritmicamente il ginocchio, e mi faccio fare le coccole. 
E faccio le faccine e le moine, come la più stupida delle bimbeminkia.
Oggi va così. 
E per fortuna che c'è un uomo che mi stringe con due braccia forti e le spalle larghe, e io affondo la testa nel suo odore e mi sento a casa,  eravamo insiemetutto il resto del tempo l'ho scordato
… pare dicesse così.

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Sempre sonno, tanto sonno, troppo sonno.
Giornate che passerei a dormire, sarà la primavera.
Che fretta c'era, maledetta primavera?
Che fretta c'era se quest'annno i miei mesi preferiti li ho trascorsi chiusa in casa a leccarmi le ferite? 
Fame, sempre fame, mangio e lievito, mi vedo enorme, sono enorme, aiuto!!!
Ho tanti desideri materiali, quelli che non ho avuto mai, voglio l'iphone, ok, l'ho detto, ben inteso che non lo comprerò mai, e voglio uno smalto che sia rosa, ma proprio rosa-rosa, come quelli che non trovo mai in profumeria. E poi voglio una biscottiera da mettere sulla credenza.
Bisogno di solitudine, di silenzio, di stare con me, sola, a pensare a capire, ad ascoltarmi, a indicarmi la strada.
E le figlie delle amiche, così belle e così profumate e quella paura che il corpo mi tradisca proprio lì, mentre quelll'esserino è nelle mie mani, paura di farlo cadere, di non riuscire a tenerlo, non so badare a me stessa, mi sembra impossibile avere un'altra vita in mano.
E la rimando al mittente, ho anche l'alibi perfetto per non averne di miei, e invidio quel filo che le unisce, loro, mamma e figlia, e capisco che fra di loro c'è qualcosa che non avrò mai con nessuno, e che invidierò sempre. 
Vorrei cambiare la mia vita, tutta, tutta, e mi manca il coraggio per farlo, e ci penso e vorrei, non vorrei, ma se poi… poi, poi, poi chissà. 

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A lezione dal parrucchiere ho imparato che 
– gli inglesi e i francesi hanno un modo diverso di tagliare i capelli che rispecchia quella che è la loro diversa concezione della vita.
– che la ghiandola sebacea mi sta punendo perché lavo troppo spesso i capelli.
– che gli artisti lavorano per l'arte e non per i soldi.
– che le donne si illudono di cambiare vita cambiando taglio di capelli, tutte, a tutte le età.
– che i parrucchieri, come gli oculisti, non pagano un euro di tasse.

L'anno prossimo però ci torno.

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