Archivi del mese: maggio 2010

Io non ho il pollice verde, e, ahinoi, nutro anche una certa idiosincrasia verso piante e robe verdi foriere di insetti e soprattutto allergie, così la mia casa è completamente priva di qualsivoglia piantina.
Alle volte penso che vorrei mettere qualche vaso su un balcone, la mia casa è piena di balconi, ce ne sono tre per cinque stanze in totale, e vivo nel paese del sole, del mare e dei panni stesi, infatti stendo panni a tutta forza, oh yes, ma piantine niente di niente.
Eppure qualche settimana fa, mentre pesavo le mele e le banane, e i peperoni e l'insalata nel banco del supermercato, ho comprato una piantina di basilico al modico prezza di 65 centesimi, mi son detta che a lui piace, che ne avrei potuto aggiungere qualche fogliolina ai piatti che avrei cucinato.
Ho piazzato la piantina in cucina sul carrello della verdura, accanto alla bilancia per pesare gli alimenti, e… e… e… l'ho lasciata tipo tre giorni nel cellophane in cui la vendevano, poi ho pensato che fosse cosa carina liberarla, poi ho pensato che forse ci voleva un po' d'acqua e le ho offerto un bicchiere di acqua minerale, poi però ho visto che non era comunque felice e l'ho piazzata fuori al balcone della cucina, e poi ho dimenticato completamente di annnaffiarla, e così è morta, credo definitivamente, oppure sta  fingendo un malore, ma ne dubito.
Chiunque sappia dirmi cosa fare, e sia così buono da non denunciarmi per omicidio, considerando che io davvero non l'ho fatto di proposito, mi lasci delle indicazioni di qualsiasi genere: devo buttarla, devo fare… boh, non ne ho idea.
Io non comprerò mai più piante, lo giuro.

 

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Un sentito grazie alla zanzara che ha inaugurato la stagione dei miei occhi gonfi.
Ma perché cavolo mi pungono sempre sulla palpebra non lo so, eppure ho delle belle e carnose guanciotte!
Sto leggendo tantissimi bei libri in questo periodo, e credo che potrei anche vivere sempre così, leggendo. Non esiste cosa più bella che perdersi nell'oore della carta e nel groviglio di lettere, simboli, frasi, parole.
Gli occhiali però ancora non li ho cambiati e così ho spesso gli occhi stanchi.
Se c'è qualcosa che ultimamente mi sta rompendo grandemente le scatole sono quelle malefiche palline che a Napoli hano tutti, quelle legate da un filo che si agitano e rimbalzano facendo un fastidiosissimo tac-tac-tac.

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Partirà, la nave partirà, dove arriverà, questo non si sa…
Stasera sono sul nonsense, o forse sono semplicemente stanca, ma proprio tanto  stanca di queste giornate fatte di giri in giro, lavoro, accudimenti, apprensioni, preoccupazioni.
Sono contenta di come io sto reagendo a una situazione particolare, perché in un momento in cui c'è bisogno di tirare fuori un po' di carattere lo sto facendo, e come sempre, quando sono fiera di me, me ne stupisco.
Il fatto che questa sera l'Italia sia sintonizzata sulla partita non mi impedisce di non sapere qual è la squadra che sta giocando contro l'Inter – questa (cioè l'inter) la so.
Scrivere gli auguri su Facebook è ormai diventato un fatto automatico, che palle, ma poi come fai a non scrivere almeno auguri, con ottocento i e duecentottanta punti esclamativi, sulla bacheca del festeggiato di turno, dove imperversano cuori, k a volontà, file di puntini di sospensione lunghe mezzo metro e speranze di felicità ad interim (trascorri una fantastika giornata) e ad libitum (ke la tua vita possa essere piena di soddisfazioni).
Io ormai c'ho l'augurio standard, ovvero scrivo Auguri!!! e va bene così, senza parole.
Vorrei dormire, tanto.
Ho sicuramente bisogno di cambiare gli occhiali, con questi non ci vedo più bene. Le ragazze intorno a me ce li hanno tutte come Arisa sincerità.
Oggi ho trascorso una mattinata in un ospedale senza pensare neanche per un momento di svenire, the winner is me. Ma questo più o meno l'avevo già detto.
Mia suocera mi ha regalato otto-e-dico-otto hamburger già scongelati da mangiare entro breve, stasera ne ho mangiato mezzo, il mio frigo è pieno di hamburger, e di yogurt greco.
Le mie mani sono piene di bollicine come in ogni primavera accade, che entri sicura o che bussi non importa, io le allergie ce le ho comunque.
Vado a leggere un po'.

 

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Alle volte ci penso, e sarei ipocrita se giurassi che non è così, e mi chiedo se due persone che si scelgono e che stanno accanto tutta la vita sono davvero quelle giuste, penso alla storia della mezza mela, al fatto che siamo tanti e che nella vita l’unico a prendere le vere decisioni è il caso.

Una mano stringe un’altra mano e sembrano incastrarsi perfettamente, naturalmente, sembra giusto che sia così, che quel posto sia di quella persona lì.

E il dubbio resta, perché appare inverosimile che fra milioni di persone il caso abbia fatto incontrare proprio le due giuste.

Io che con un altro non sono stata felice, e che quindi ho sentito sulla mia pelle cosa vuol dire stare con una persona che non è quella giusta, riesco perfino a fare il confronto, benché sia un confronto che giocoforza va da sé e nella direzione lampante dell’ovvio.

Poi dico una cosa così per dire, in una serata oziosa davanti al pc, e lui, lui riesce a capire esattamente che quella che pare una stronzata è un concetto che io volevo esprimere, riesce a cogliere tutti i sottintesi del caso e tutto quello che c’è prima e che c’è dopo, e tutto quello che non ho detto ma che sarebbe stato funzionale a quello che ho detto.

E capisco che è lui, che caso o non caso lui è quello giusto per me, e che non ho mai conosciuto una persona più sensibile, arguta, intelligente, colta, raffinata, sottile di lui.

Lui che sa, che sente, che vede, che capisce, che comprende, che accetta anche quando non condivide, lui che pensa, che parla (poco), che ride, che suona, che canta, che mi ama, che respira, che dorme, che mi interrompe inevitabilmente ogni volta che scrivo qualcosa, che mangia, che mi prepara il caffè, che fa la doccia più lunga del mondo, che gioca coi cani e fa le linguacce ai bambini per strada, che mi fa impazzire, che mi sopporta, che mi fa ridere fino a farmi piangere e che fa così bene l’amore.

Io non lo posso sapere se quello giusto in assoluto è lui, ma so che lo amo, e che mi ama, e che quando sto con lui io sto bene.

E vorrei che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito, vorrei fermare il tempo, cristallizzare questo amore così com’è in una goccia di ambra, vorrei tenerlo qui, così, fra le mie mani e sentirne l’odore e sentirne il sapore e riscaldarmici il cuore, sempre, semplicemente, così.

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Ultimamente non è che faccia una gran vita, è che mi hanno spostato di reparto a lavoro (ahahah, detta così pare che io lavori in ospedale. Io? Muahahahah) e ho dei turni tremendamente rompiballe, al mattino ho pochissimo tempo prima di andare, tempo che solitamente trascorro in pigiama seduta al pc, poi il suddetto lavoro, indi casa, dove torno scazzata, stanca, affamata, irritata, e allora mi rimetto al pc o collasso sul divano, o cucino per lui, che  è una cosa che mi rilassa tantissimo.
E così c'ho una spalla dolorante sempre a causa delle ore passate al computer, e un libro della Jelinek ancora sul comodino col segnalibro alle prime pagine.
Poi sto mangiando un quantitativo industriale di cioccolato, sto piantando delle storie assurde su stronzate madornali e guardo il cane che invecchia ogni giorno di più.
Sogno di camminare la buio insieme al mio compagno e di incontrare lungo la strada, ma nella direzione opposta, mio padre e mio fratello. Quando comincio a fare questi sogni c'è da preoccuparsi.
E poi ho visto il bellissimo film di Amenabar e ho scoperto che se misuro pantaloni di 3-4 taglie in meno rispetto a quelli che indosso di solito mi stanno comunque, e che quindi non sono sempre uguale a quella che immagino di essere.
Mi era passata anche per la testa l'idea di andare in spiaggia quest'anno, ma non so se ce la farò. Ho l'ossessione di disgustare tutti, questa cosa è tremenda, ma è così, benché nessuno mi creda, ma poco importa, ho comunque sempre delle scuse validissime per glissare e giustificare il mio pallore da eroina ottocentesca.
E poi ho perso una confezione di shampoo che giuro ricordo di aver riposto nel mobiletto accanto al bagno, e l'ho svuotato tutto e non l'ho ritrovata, e adesso m'è presa la fissa di sapere dov'è andata a finire.
In tutto questo nessuno mi ha ancora comprato una casa, a questo punto andrebbe bene anche se qualcuno mi pagasse l'affitto o le bollette.
E poi, il terzo segreto di Fatima, non può essere quello dei preti pedofili, io mi immaginavo una cosa molto più apocalittica, che delusione.
Ho scoperto che esiste la possibilità di sbattezzarsi, che parola tremenda, però questa cosa è da approfondire.
Mi pare di non avere altro da aggiungere se non che il mio prossimo acquisto sarano delle pantofole estive, che queste qui  col fondo blu e  le stelline argentate sono troppo natalizie e stonano coi miei pigiami primaverili.

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Come una specie di noia, e però mica si può andare avanti così?
Basterebbe partire dalle piccole cose, certo, come imparare a camminare con scarpe un po' più femminili o andare dal parrucchiere più di due volte l'anno.
Mi interrogo sul mio essere donna con unghie smaltate di viola e calzini a strisce colorate, e mi chiedo se essere donna sia indossare biancheria sexy, sfornare lasagne o può bastare essere quella che sono, perché la vagina ce l'ho, se vogliamo parlare di anatomia, e pure la vocina cinguettante, e mi fanno schifo un sacco di cose e non emetto peti né rutto, oltretutto sforno teglie di cibo genuino e preparo anche le torte.
Sono io, e non so se questo essere così fuori da certi schemi a lungo andare riuscirò a sostenerlo, mi domando se non avrò bisogno di rientrare in una categoria, in un sistema che mi dica chi sono, cosa fare, cosa è giusto.
Un bugiardino dell'essere femmina, ma non quello della parabola barbie-chewingum-reggiseno-velonuziale-pancione-pentolame.
Certe aspettano un lavoro e poi l'amore e dei figli come fosse il paradiso sopra questa terra dice Fossati.
Io aspetto di trovar me stessa, di accettare quella che sono, e riuscire prima o poi ad amarmi.
Il fatto di piacere agli uomini mi ha sempre tanto stupito, ma così tanto che in realtà non ci credo ancora, e il rispetto che ricevo da alcune persone, la stima (perché quella se c'è la senti) che non riesco a motivare, e l'affetto che mi circonda, li prendo come un regalo inaspettato, oserei dire un regalo di dio se esistesse un dio, e continuo a camminare traballando, perché non sono sicura di quello che sono né di quella che sono, e chissà se vado bene così.

Poi alcuni giorni ti trovi a leggere le prime venti pagine di un libro e capisci che una grande donna è quella che sa dare voce a certi pensieri e che ha il coraggio di chiamare le cose col loro nome, e che non ha paura di essere se stessa o di essere considerata una pazza stravagante, e di conciarsi più o meno come sotto.
Io, se potessi scegliere, vorrei saper essere proprio come lei.
Le ho pure indebitamente rubato il nome, ma credo che me lo perdonerebbe se le spiegassi il motivo per cui l'ho fatto, o forse no?
Intanto cerco un modo per continuare a leggerla, dovrò imparare il tedesco prima o poi.

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è difficile spiegare,
è impossibile capire
se non hai capito già

Guccini mi perdonerà la variazione, ma rende meglio così.

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