Archivi del mese: febbraio 2010

qua non sappiamo più
quando stiamo andando su questa terra,
qua non sappiamo più quando stiamo facendo:
ti chiedi il come mai, ti chiedi il quasi quasi,
dov’è la risposta?
La risposta non la devi cercare fuori,
la risposta è dentro di te, però è sbagliata


Raggiungo un equilibrio apparente e poi sbatapam ecco che casco di nuovo giù giù giù

poi risalgo un po’ più su

e vado di nuovo giù.

Vorrei ma non posso.
Potrei ma non voglio.
Lo so ma non ce la faccio.
A fare cosa poi?

A pentirmi,
a punirmi,
a farmi male

non se ne può più

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Una mia grande passione è sempre stata quella per i profumi. 
Da ragazzina ne avevo una ricchissima collezione, da adulta più morigerata e assennata ne compro uno per volta, ma sulla mensolina del bagno, sotto lo specchio, non manca mai di campeggiare il profumo del momento.
Inutile è stato per tanti dirmi che il mio odore naturale sarebbe stato una valida alternativa, la spruzzatona quotidiana non me la toglie nessuno.

In vista dell’imminente dipartita del mio attuale My Insolence di Guerlain ho annusato un sostituto che dovrà essere mio, anzi deve essere mio.
E’ da un po’ che dico a lui che è urgentissimo andare a prenderlo, che deve  accompagnarmi dalle mie spacciatrici che hanno sede in un centro commerciale poco distante da casa.
Qualche giorno fa quindi cercavo di convincerlo circa la necessità di andare -assolutamente- l’indomanimattina a prendere la boccettina magica, dato il bisogno  impellente della commissione e l’improcrastinabilità del suddetto acquisto.
Ne parlavo con toni accesi ed espressione  smarrita, tanto che lui, con sguardo serio e voce grave mi ha, legittimamente, chiesto : ma perché tutta questa fretta? Stai puzzando?

Ed è da quella sera che ogni volta che esco dal bagno il mio sguardo si posa sulla boccetta di  profumo semivuoto e io vado da lui e gli ricordo: Amore sto puzzando!

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Signora libertà
Signorina acidità

Non è che non guardo SanRemo perché voglio fare la snob alternativa.
Non guardo SanRemo semplicemente perché mi fa cagare, le canzoni non mi interessano, ovvero nessuno degli artisti in gara mi interessa, tutto il televisivo che c’è intorno mi fa orrore, e la sera già di mio guardo la tv praticamente mai.

Eppure, benché non partecipi né guardandolo, né parlandone, né leggendo articoli sui giornali saprei scriverci un temino a riguardo.
E poi tutte a dire che la Clerici è cicciona. Se ci avessero messo un’anoressica al suo posto  tutte a dire che ci danno modelli deviati e che le donne normali non sono così, non sono così (tutto ciò urlato con vocina isterica e scuotendo vigorosamente il capo).
Oguna pensasse alle dimensioni del proprio culo e, detto fra noi, lo alzasse dalla poltrona e trovasse un’occupazione più divertente!

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Che c’ho gli ormoni in suBBBBuglio è palese, oltre allo spaventoso ritardo delle mestruazioni ho un umore allucinante, mi sento felice e triste contemporaneamente.
E stasera mi veniva da piangere mentre addentavo un bocconcino di pollo.
Se n’è accorto anche il collega omosessuale da cui di solito mi lascio sbaciucchiare allegramente, e lui, il mio homo sapiens, ha assimilato il mio lamento continuo ad un fastidioso rumore di sottofondo.

Però c’è da dire che sono diventata una tipa coraggiosa, perché a sfidare la sorte ce ne vuole di forza d’animo, e ditemi se esiste cosa più pericolosa che sfidare segni come questo: schiaccio una noce ma è marcia, ne prendo una seconda e idem, allora prendendone una terza dico ad alta voce: se è marcia anche questa non ne mangio più, e invece la terza è cattiva, la butto via e sbuccio la quarta, e masticandola mi sento come i soldati che vanno alla guerra con forza e coraggio sfidano il destino, e l’ho mangiata, o yesss, e sono qui viva e vegeta.
La mai sanità mentale è andata a finire da qualche parte, chissà dove!

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Quando ero una giovane liceale sfigatella ogni anno riempivo la mia Smemoranda con immagini, foto, gadget, scritte colorate e fiori essiccati.

Io però, siccome ero diligente e giudiziosa, ci segnavo anche i compiti, così che alla fine dell’anno scolastico il mio diario sembrava una copia manoscritta e miniata della SacraBibbia.

Ogni anno, il 14 febbraio, scrivevo questa frase al centro della pagina:

San Valentino
è la festa di ogni cretino,

che crede di essere amato
e invece è soltanto fregato.

Però poi disegnavo anche tanti cuoricini e pensavo all’Amore.


C’è da dire che ricevevo sempre, dall’imbranato corteggiatore di turno, i BaciPerugina (ora, sui BaciPerugina dovrei scrivere un post a parte, perché rappresentano il mio tallone d’Achille in riferimento alla mia incapacità di boicottare questo prodotto commerciale/alla moda/Nestlé. E io devo ammettere, magno cum pudore, di mangiarli, e neanche tanto di rado: sono troppo buoni!)

Io ero convinta che da adulta il mio principe azzurro, l’uomodellamiavita, il masculo, il tizio che avrebbe fatto di me una donna onesta, quello che doveva venire da Marte, o’ pat’ r ‘ e ccriatur mej, insomma il lui mi avrebbe sommerso di mazzi di rose rosse dal gambo lungo, di scatole enormi di cioccolatini con tanto di frase selezionata da scrittori del calibro di Federico Moccia, e a SanValentino mi avrebbe proposto di sposarlo regalandomi un diamante grosso come un pugno.

Fortunatamente, col passar degli anni, oltre alle tette è cresciuto anche il cervello, lo so che non si direbbe, eppure da qualche parte c’è, e ogni tanto torna a farsi un giro e a ricordarmi di lui, per la serie “tienimi presente”.

E così oggi, in un tripudio di sbaciucchiamenti e piagnistei di cuori infranti io sono qui, e a casa mia non ci sono rose in giro, e per quanto riguarda i cioccolatini stiamo ancora attingendo al cassetto stracolmo della cucina, cassetto che ha accolto tutte le regalie natalizie che non abbiamo riciclato come regali alla suocera.

Però in queste stanze, dove la cosa più simile ad un fiore è la stampa dei Girasoli di Van Gogh che troneggia sul divano di fronte al televisore, c’è con me un uomo che potrei definire quanto di più stimabile io mi aspetti che sia una persona.

C’è un uomo buono, intelligente, sensibile, colto, paziente, ironico, sensuale, coraggioso, concreto.

C’è un uomo che mi dà tutto, che mi ama al punto che io so, per certo, che pur di farmi felice farebbe qualsiasi cosa, un uomo con cui ogni giorno passato insieme diventa più bello.

Un uomo che amo, che stimo, che desidero, quello che voglio vedere ogni mattina appena apro gli occhi, il cui respiro voglio sentire sulla mia pelle e le cui mani voglio mi avvolgano e mi tengano stretta.

Un uomo che mi ha dedicato (non oggi) questa poesia:


Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda

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Oddio, mettermi qui a lamentarmi come una casalinga annoiata delle follie di mia suocera non è che mi faccia particolarmente onore, me ne rendo conto anche da sola.
Anche se c’è da dire che io farei più che volentieri la casalinga, sicura di non annoiarmi praticamente mai.
Sarà che mi piace sfornare torte e gateau di patate, che avere un lavello lucido e profumato mi dà un pizzico di soddisfazione, che fare la spesa mi rilassa, ma è soprattutto il fatto che io invidio tutto il tempo libero che hanno le casalinghe, perché se lavori non è che le incombenze domestiche si dimezzano o evaporano per magia.

Do sempre più importanza la tempo, il che detto da una che come me ne perde e ne ha perso tanto suona un po’ ironico e quantomeno grottesco.
Sto pensando seriamente di andare a farmi psicoanalizzare, solo che stavolta è una scommesa con me stessa, o meglio si stanno definendo i patti, se deciderò di andarci sarà con le mie gambe, e non con la carrozza fuori la porta che mi riporta a casina, la casina da cui mi ha prelevato poco prima.
E questo anche se andarci a piedi -coi mezzi pubblici in realtà-  comporterà impiegare più di un’ora per un percorso che in macchina richiederebbe una decina di minuti al massimo. Ma sono i patti, sono le regole, e ancora non ho deciso se accettarle o meno.
Intanto penso, e mi tengo una piacevolissima compagnia con T. Mann.

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Cioè che poi io sono una che si incazza facilmente, e sono pure lunatica, e mica poco.
Però il fatto che tua suocera si senta in diritto di chiamare a casa tua alle 11,30 e poi alle 11,45 e poi alle 12,00 e dico di sera eh non di mattina, mi fa incazzare tremendamente.

Perché poi non è che ti chiama a quell’ora per dirti che la sua prozia è in fin di vita o che sua nipote ha partorito… no, lei ti chiama per ricordarti che il frigorifero, per esempio, va tenuto chiuso, o cose di questo calibro.
E poi a me dispiace poverina che non abbia una nuora che la porta a fare sciopping con lei o che le fa chiamate spettegolanti… ma che vuoi, io non lo faccio neanche con mia madre, io sono un’orsa porcamiseria!
Io sono una che magari a quest’ora non dorme, anzi sicuro non dorme, ma vuole essere lasciata in pace perché a quest’ora ognuno ha il sacrosnato diritto di fare quello che cazzo gli pare senza essere scocciato.
E basta.

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