Archivi del mese: aprile 2007

In partenza

Vado in vacanza con lui per una settimana, approfittiamo del ponte e del contratto di lavoro appena rinnovato per prenderci qualche giorno di pace e relax, ma anche di intimità per noi due che ne abbiamo sempre così poca.
Sto praticamentre traslocando, come mio solito… ma mi sembra di non poter fare a meno di nulla, e anche adesso, mentre scrivo, mi sono ricordata di non aver preso l’insetticida. Io allergica alle punture di zanzara, come ho fatto?

Non so perchè ho questa fissa di dover avere sempre con me tutto ciò di cui potrei avere bisogno, anche solo presumibilmente.

Le mie borse sono sempre pesantissime.
Anche se esco solo per una passeggiata in centro porto con me quanto mi basterebbe per sopravvivere in caso di necessità estrema, ormai ci ho fatto il callo, nemmeno lo sento più il peso della tracolla.
I miei amici o chiunque per caso prenda la mai borsa rimane stupito chiedendomi cosa mai ci porterò dentro…
Beh, l’indispensabile, che sarebbe:
-bottiglina d’acqua minerale
-pochette coi trucchi e medicinali (ansiolitico, cortisone, nimesulide)
-specchietto (un giorno ne parleremo…)
-caramelle e gomme da masticare di vari gusti e generi
-moleskine e penne varie
-fazzoletti di carta
-cellulare
e spesso anche varie ed eventuali.

Ecco perchè adesso vado a riempire l’ennesima borsa. In una settimana potrei aver bisogno di un numero infinito di cose!

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Archiviato in riflessioni, vita

Ieri sera ho finito di leggere "La maga delle spezie" di Chitra Banerjee Divakaruni regalatomi gentilmente dal mio amore con tanto di dedica.
Dallo scaffale della libreria mi sembrava un libro carino ed originale, sembrava dicesse "leggimi, leggimi!" e invece l’ho trovato un misto di inverosimiglianza e banalità.
Ok, che fosse inverosimile era ovvio, però ci sono momenti in cui a me ha fatto addirittura un pò ridere! Tuttavia non è questo il motivo per cui lo sto stroncando: quello che non mi è piaciuto è stato soprattutto il finale davvero banale, quello in cui i protagonisti capiscono che cercare la perfezione, la bellezza, il paradiso in terra non rende felici, ma per essere felici bisogna vivere nella quotidianità una vita banale accanto agli altri e preferibilmente condividerla con la persona che si ama. Nulla in contrario al riguardo, ma come finale di un libro mi sembra troppo scontato! Quasi da Baci Perugina…

Per reazione ho cominciato "Pastorale americana" di Philip Roth, lo so che di lui posso fidarmi! 

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Ho capito una cosa

Quanti più sono i congiuntivi che sbagli tanto più alte sono le possibilità di chiudere un contratto telefonico in un call center.

O almeno quello in cui lavoro io…

Non so come mai, davvero, ma è un dato di fatto.
Siamo più di 300 operatori, e ci sono persone laureate col massimo dei voti, studenti, diplomati e altri che hanno avuto la terza media in commodato d’uso. Beh, questi ultimi sono quelli che chiudono il maggior numero di contratti.

Allora credo che ci sia una stretta relazione, che sia una sorta di formula magica, non so, forse il cliente ammaliato dal "se vorrebbe fare" "se deciderebbe"  et similia è portato al di là della sua stessa volontà ad accettare qualsiasi proposta commerciale.
Mentre se chiamo io e sono gentile, educata, uso congiuntivo e condizionale secondo le regole dell’italiano standard o regionale allora sono portati a reagire col massimo della maleducazione e dell’indifferenza verso qualsiasi cosa ho da proporre.
O devo pure sentirmi rispondere alle volte "Signorina, lei è gentilissima, ma perchè non si trova un altro lavoro? Si sente dalla voce che lei è una persona colta e bla bla bla…" Come se non mi piacesse fare ricerca, scrivere, insegnare quantomeno, come se restassi lì perchè i 250 euro mensili sono una paga a  cui non si può dire di no.

Ieri mi hanno chiamata per un master al "Sole 24 ore" ma costa più di 12000 euro. E lo credo bene che pubblicizzano il fatto che il 100% degli studenti che lo hanno frequentato dopo rimangono a lavorare nell’azienda presso cui hanno fatto lo stage. Ma non  potrò permettermelo mai perchè pur chiedendo una copertura delle spese di iscrizione con una borsa di studio dovrei intanto mangiare, avere un tetto sulla testa e magari anche un paio di pantaloni… e non potrei certo lavorare essendo il master della durata di 1 anno con frequenza obbligatoria di 8 ore al giorno.
Però è stato bello essere chiamata, sapere che se tutto non fosse così ingiusto anch’io avrei avuto la possibilità di dimostrare quanto valgo in quello che so fare.

Oggi ho un colloquio per un call center inbound, speriamo bene!

Altrimenti da lunedì sfodero un bel "se vorrebbe" e vediamo se funziona!!!

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Lettera

 
In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All’ una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l’ indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell’ intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d’ un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l’ inverno per desiderare una nuova estate…

Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare…

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull’ erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l’ età all’ improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti…

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ ansimo dopo una corsa,
l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…

Questa canzone è una delle mie preferite,  secondo me è un quadro perfetto della vita brulicante che senti tutt’intorno, soprattutto quando ti sembra di stare ad un passo da questa, giusto un tantino prima o dopo, la vedi, la senti, ma non ci sei dentro, sei come sotto una campana di vetro che ti separa dal resto.
E stamattina mentre poltrivo nel letto era la mia colonna sonora mentre la signora di fronte cominciava a litigare con le figlie, i ragazzi sui motorini scorazzavano allegramente, le ragazze accanto passavano l’aspirapolvere, nugoli di ragazzine profumate e inghirlandate cominciavano a sculettare per le strade mentre le loro brave mamme in cucina preparavano il pranzo domenicale facendo riempire le strade di odori -e puzze all’occorrenza-, i loro papini si cimentavano nel lavoretto di manutenzione di turno e le loro nonnine raggiungevano la chiesa con passo stentato.

Fra un pò anch’io mi immergerò nel caos domenicale, indosserò la maschera solita della brava ragazza educata e disponibile e via… fino a che stasera un altro giorno sarà andato, ma adesso non posso postare anche  l’altro testo del Guccio!

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Sogno di una notte di mezza primavera

I miei sogni sono sempre stati di facilissima interpretazione  per chiunque avesse un  minimo di dimestichezza con tale pratica.
Potrebbero essere una caso  da manuale per qualsiasi scuola di psicoterapia, meglio ancora se di orientamento freudiano.
Oppure uno spunto per il prossimo film di Nanni Moretti, dato che a volte sembrano scene tratte dai suoi primi lavori (vedi "Bianca" "La messa è finita" "Palombella rossa" ecc).

Quando finii di leggere "L’interpretazione dei sogni" del signor Sigmund, in pieno periodo di psicoanalisi oltretutto, feci un sogno lunghissimo che riassumeva tutto ciò che di quella lettura mia aveva colpito, in pratica una rilettura della mia vita attraverso la chiave interpretativa freudiana. Tanto che la "chicca" del sogno era proprio la scena in cui la mia psichiatra mi regalava un dizionario: immaginatevi che anche lei spese su questo particolare almeno 4-5 parole: un vero e proprio miracolo per lei che in 5 anni ne avrà dette in tutto 50!

Stanotte ho sognato di chiudermi  fra il portone di casa e il cancello senza portare con me le chiavi.
Mi sentivo ovviamente in trappola, non potevo rientrare in casa tantomeno uscire dal cancello.
Insomma mi ero chiusa in uno spazio privo di sedie, porte, vie d’uscita e qualsiasi cosa da fare nell’attesa che qualcuno tornasse a casa con le chiavi per aprire.
Uno spazio vuoto dunque che mi imprigionava.

Ed è proprio così che mi sento in questo periodo della mia vita: prigioniera in una realtà da cui non riesco ad uscire ed in cui non riesco a fare nulla di costruttivo.
Tornare indietro non posso e non voglio. Andare avanti vorrei ma non ho le chiavi per uscire da questo cancello così alto che mi imprigiona. E intanto nulla da fare se non aspettare, ma cosa?

Se c’è una cosa che ho capito in questi anni di totale immobilità è che la realtà, le occasioni, le cose importanti non ti vengono a cercare, e rischi di restare lì, prigioniero di te stesso.
Non voglio fare di nuovo lo stesso errore.
E il sogno di stanotte fortunatamente mi ha messo in guardia: sto rischiando di nuovo, devo reagire adesso.

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La perfezione

Io non sono perfetta.
Nessuno è perfetto.
Io avrei necessità di esserlo.

Se c’è una cosa che odio sono le imperfezioni, quando faccio una cosa deve essere fatta bene al cento per cento, quando c’è una classifica io voglio essere la prima, quando svolgo un lavoro io voglio essere lodata, qualsiasi cosa faccia nel più profondo di me ciò che vorrei sentirmi dire è "Questa è la miglior…" oppure "Nessuno aveva mai, prima di te…" e cose di questo genere.

Io ho continuamente bisogno dell’eccellenza, non mi basta nemmeno una buona riuscita, è troppo banale.
Anche l’affetto che voglio dagli altri non è un semplice essere presente fra le persone care, io voglio essere la prima nel cuore di chi amo.

Eppure nella mia vita nonostante tutto non riesco mai a essere come vorrei, a fare le cose nel modo perfetto in cui vorrei.
E’ come se ad un certo punto mi arenassi mandando tutto a monte.

Vorrei un corpo perfetto, ma mi accontento di un corpo accettabile e non faccio poi molto per migliorarlo.
Vorrei lavorare all’Università o presso istituti prestigiosi, ma non riesco ad impegnarmi fino al punto di poter ottenere un incarico o una borsa di studio.
Vorrei tante cose, e continuo a sguazzare nella mediocrità, ma non mi basta, e sono perennemente insoddisfatta.

Poi se mi guardo bene dentro capisco una cosa importante: io non voglio la perfezione, non voglio eccellere per me. Questo mio bisogno deriva quasi esclusivamente dall’aspettativa che gli altri hanno verso di me, soprattutto la mia famiglia.
Io mi accontenterei e sarei felice con ciò che ho, ma sento di dover essere eccezionale per apparire vincente agli occhi loro.
E capisco anche che forse qualche lode in più da bambina mi avrebbe fatto bene all’autostima, ora magari non cercherei più di essere perfetta per sentirmi a posto con me stessa.
Invece so che anche stanotte penserò ai miei fallimenti e ogni tanto rigirandomi nel letto sentirò il bisogno di sentirmi dire "Brava, sei la migliore".

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Quando cammino con lui per la città mi sento proprio così.

Io con le mie fobie di uscire di casa, quando sono con lui mi sento al sicuro.
La sua mano forte mi dà la consapevolezza che non mi lascerà mai sola.
So che qualsiasi cosa dovesse accadere ci sarà sempre lui accanto a me.

Io che non credo all’angelo custode ne ho trovato uno che ha gli occhi limpidi e il sorriso sincero.
Una persona pulita, semplice, concreta.
Una persona che sa amare.

Non mi ha mai fatto una dichiarazione nè una promessa, non ha mai avuto bisogno di giri di parole o gesti plateali. Ha semplicemente saputo starmi accanto con la sua presenza, con una dedizione inimmaginabile, con la quotidianità di un amore e di un affetto veri.

Io lo so, sarà sempre accanto a me, e questo mi scalda il cuore.

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