Archivi del mese: settembre 2007

La mia amica che io vorrei essere proprio come lei

-post volutamente infarcito di errori grammaticali/lessicali/ortografici-

Lei intanto va sù e giù per l’Italia con aereo, treno, automobile e io sono tre notti che mi sveglio e penso al fatto che devo andarmene in giro per la città da sola senza di lui.
Lei che il fidanzato ce l’ha a più di 800 km di distanza e va a trovarlo nel weekend e a me mi manca dopo mezz’ora che non posso chiamarlo.
Lei che si butta in un lavoro di pochi mesi lasciandone uno di un anno che alla fine questo nuovo le serve di più per la carriera e io non  ho il coraggio di lasciare la Vodafone che mi fa schifo e tutto questo solo perchè se poi non trovo subito un altro lavoro sentirmi disoccupata mi fa stare male.
Lei che alla sua mamma le racconta tutto e io non ho il coraggio di dirle mezza frase.
Lei che va a correre la sera e mangia un casino di cose ed è sempre bella e in forma e io che anche in palestra ho paura di cadere dal tapirulan.
Lei che non si vergogna di mangiare anche una busta da un kg di cioccolatini se le va, e io che se mangio una barretta al latte oltre al mal di pancia c’ho i sensi di colpa per due ore.
Lei che non si imbarazza e io che divento rossa se qualcuno mi guarda troppo dritto negli occhi.
Lei che ha una vita colorata, piena, serena, e tutti che la chiamano e tutti che la invitano e tutti che le vogliono bene e io che penso di rompere se  faccio una telefonata.

E quando sto con lei mi sento anch’io più forte.
E adesso se ne va sù anche lei e non lo so se e quando torna.

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perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.


Canzone per Alda Merini (Roberto Vecchioni)

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Sabato pomeriggio al centro commerciale: una tragedia

Essendo passato a miglior vita il nostro videoregistratore, ed essendo sprovvisti di lettore dvd, abbiamo colto al volo un’offerta eccezionale in un centro commerciale a pochi km da qui.
Io già di default odio i centri commerciali, ma poi il sabato pomeriggio li trovo a dir poco deprimenti: famiglie al completo con tanto di pargoli urlanti, coppiette innamorate e impomatate che camminano abbracciate di fronte alle vetrine manco si trovassero sul lungomare la tramonto, gente presa dalla frenesia degli acquisti, personaggi dall’aria lobotomizzata che si aggirano fra i vari reparti. Per non parlare della corsa al parcheggio più vicino all’entrata, che, se come me ci vai alle due di pomeriggio giusto per comprare le quattro cose che ti servono, hai trovato un ottimo posto e quando esci ti tampinano per accaparrarselo il prima possibile e guai se ti fermi un attimo  a chiederti se per caso hai scordato qualcosa e devi tornare indietro.
Un incubo.
E intanto la periferia della città pullula di Auchan che spuntano come funghi, parchi commerciali grossi quanto una cittadina.
Non voglio essere retorica, ma per me fare la spesa in questi posti è alienante, dimentico sempre qualcosa, mi stanco, respiro aria sporchissima e alla fine torno sempre nel piccolo supermercato vicino casa.


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Changes

Mai come nelle ultime settimane la mia vita ha visto affrontare tanti cambiamenti: o meglio ha messo in preventivo tanti cambiamenti che cominceranno da lunedì.
Nuovo lavoro perchè avrò un mese di contratto inbound – rinnovabile e con la rosea prospettiva di un tempo indeterminato che a me sembra più una condanna, ma lasciamo perdere questo aspetto. Insomma dovrò lavorare su turni anche di notte, sarò sottoposta a uno stress maggiore e dovrò fare cose con programmi che conosco poco,e adesso il tutto mi sembra quasi un informe blob. Mi metto/mettono alla prova, vedremo…
Ma la cosa più difficile sarà per me dover cominciare ad andare a lavorare da sola, senza di lui e con i mezzi pubblici. E’ dai tempi d’oro degli attacchi di panico che questa cosa non succede, e stavolta mi tocca.
E stare senza di lui per tante ore del giorno perchè da lunedì anche lui comincia  con un nuovo lavoro e  non potrà più essere per me reperibile e disponibile 24 ore su 24 – il che per me non vuol dire avere un cameriere personale, ma una persona da chiamare se sono in una situazione critica, e questa è sempre una delle cattive abitudini he porto con me dai tempi d’oro di cui sopra.
Certo guadagnerò più del doppio di quanto guadagno ora, farò un lavoro di sicuro meno umiliante, un pò più adatto a me, e coi tempi che corrono è una possibilità in cui devo investire.
Ma tutto ciò mi spaventa, mi tiene sveglia la notte.
E allora ho capito che due sono le strade, due i modi in cui posso reagire:
-o come mio solito mi faccio prendere dal panico, mando tutto a puttane e torna tutto nella calma piatta, nella stasi inutile e infruttuosa in cui mi sono costretta a vivere per anni.
-o, per la pima volta in vita mia, prendo tutto così come viene, alla leggera, alla chi vivrà vedrà, affrontando le difficoltà, se ce ne saranno, al momento, riportandole alle loro reali dimensioni.

Per anni ho vissuto con la paura, una paura enorme, totale, paura di vivere, di affrontare qualsiasi cosa, anche la spesa al supermercato.
Ora voglio provare a fare senza, a gurdare in faccia la vita, a vedere le cose per quelle che sono svuotandole di quei fantasmi che mi hanno fatto così male.
Ci provo…

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…che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare…

e io invece gioco sempre per vincere.
E siccome spesso non vinco diventa una tragedia.
E intanto il tempo passa e l’ultimo giorno per consegnare la domanda di parteciapazione si avvicina e io al posto di migliorare il progetto di studio sto qui a leggermi il nome di chi l’anno scorso ha vinto e io no.
Parlo di una prestigiosa borsa di studio. E quest’anno mi gioco l’ultima possibilità.
Che poi quando non vinco so farmi molto male, più di chiunque altro.
P.S. Il titolo del post è tratto dalla canzone di  Francesco De Gregori Cardiologia – tanto per rispettare il copyright.

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La ragazza del lago

Per la prima volta ho visto il mio adorato Servillo sul grande schermo: che emozione! Anche se continuo a pensare che sia stato meglio ne Le conseguenze dell’amore,  anche ieri sera mi ha regalato una bellissima emozione.
Carino anche il film, molto.

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!!!

Oggi ero sempre nell’aula di cui sotto, il mio cervello ha cominciato a vagare fra i pensieri più disparati, in confronto il flusso di pensiero della parte finale di Ulisse era lineare e logico.
Così ad un certo punto ho guardato un ragazzo e ho pensato che mi faceva proprio schifo fisicamente  e che mai e poi mai mi sarebbe potuta venire voglia di baciarlo. Allora ho cominciato a passare in esame tutto il resto del gruppo, assortito fra ragazzi e ragazze di età compresa fra i 25 e i 30 anni.
Beh, alla fine della mia analisi l’unica persona che oggettivamente avrei potuto ipotizzare di poter baciare era una ragazza.
Siamo messi bene!
E poi lui riesce ad essere pure geloso.
Mi rendo conto di essere davvero selettiva e "schizzinosa" sotto questo punto di vista, e la cosa non mi rende onore granchè, anche questa in fondo è una forma di razzismo! Intendiamoci non il fatto che io debba aver voglia di baciare chicchessia, ma questo mio soffermarmi sull’esteriorità non mi piace affatto, questo riuscire a provare repulsione fisica così facilmente. Mi sento un pò stronza.

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