Archivi del mese: febbraio 2011

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato 
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
 Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

(Alda Merini)

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Poi quando ti fissano una data diventa tutto più vero, più concreto.
E quello che sembra un fantasma che puoi mandar via e non pensarci si mostra nella sua realtà nuda e cruda.

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pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano il tempo che trovano

Non credo che la gente cambi così, di colpo, neanche a fronte di una brutta notizia né di un evento che, nel bene o nel male, sconvolge completamente la vita.
O almeno posso dire di non crederlo adesso che ci sono dentro.
Fino a poco fa avrei giurato il contrario, e, nei deliri dei momenti peggiori ho addiritura sperato che succedesse qualcosa che mi scuotesse, fosse pure un lutto, un evento drammatico.
Pensavo che se fosse successo qualcosa che mi avesse aperto gli occhi sulla vita, sulla condizione umana, sulla mia vita, sulle mie ore, io sarei riuscita a viverle degnamente quelle ore  e questa vita.

Pensavo… credevo… immaginavo…sbagliavo.

Ora una cosa è successa, forse peggio di quelle che mi aspettavo, e questa notizia non mi ha cambiato, non ha cambiato il mio modo di vedere la vita né di vivere.
Mi ha semplicemente aiutato a trovare me stessa e a conoscermi un po' meglio, ma solo un po'.
Le mie paure, le mie ansie, i miei difetti, tutto resta lì, continua a farmi compagnia anche se soffocato in un angolo da una compagna più ingombrante e invadente.

I giorni del pianto e dello stridor di denti stanno scivolando via, e in fondo è giusto che ci siano stati, giusto nella misura in cui non credo avrei saputo evitarli e, tutto sommato, posso dire che non li ho vissuti troppo male.
Ora, incassato il colpo, mi devo rialzare, devo cominciare a camminare, devo riprendere a fare le cose, e fra le cose ce ne sono di importanti e meno importanti, c'è da sapere dove vivrò nei prossimi anni, che se il governo ce lo concede ci inseriamo in qualche graduatoria più libera, c'è da fare l'amore più spesso con l'uomo meraviglioso che ho accanto e che è stato sempre qui, a tenermi la mano, anche quando con le mani avrei voluto strapparmi i capelli, c'è da chiamare un po' di amiche che hanno avuto bimbi meravigliosi e io voglio fare la zia che regala le caramelle, c'è da portare mia madre in un centro commerciale e sentirle dire che le gira la testa, già lo so che lo farà, c'è da imparare a mangiare quello che mi fa bene evitando quello che mi fa male, ma un gelatone con la panna io lo comprerò e lo mangerò tutto, c'è da viaggiare, c'è da fare un po' di ginnastica e tagliare i capelli, ma non troppo, e c'è da andare al cinema e a teatro, e ai concerti e al mare, e c'è da imparare a dire che ho una malattia che ha un nome, sclerosi multipla si chiama, non ha senso non nominarla mai, e c'è da imparare anche qualcosa su di lei, perché questo mio non volerla conoscere non serve a nulla, devo conoscere bene un nemico da sconfiggere.

Ma io non voglio fare la guerra, non sono il tipo, voglio affrontarla come posso, facendole capire che magari ha anche ritenuto di farmi compagnia ora e domani e anche dopodomani, ma non può farla da padrona, eh no cara mia!
Qui c'è stato posto per te, ora lascia un po' di posto per me e lasciami in pace, i conti facciamoli di volta in volta e se qualche giorno ti va io me ne sto a casa a riposare, come vuoi tu, ma, per il resto del tempo, lasciami libera di scordarmi di te, non sei l'unica cosa che ho lo sai?

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Ma poi, voglio dire, questa è sfiga esistenziale: cioè io quando dimagrisco parto dalle mani e dai piedi.
Sì, proprio così,  la panza resta tutta lì e anche i fianchi e la ciccia sparsa, ma le mani e i piedi diventano più affusolati che mai, le ossa la fanno da padrone e gli anelli mi cascano anche se li indosso al pollice.
Per fortuna mi rimangono le tette, almeno la panza di cui sopra resiste in buona compagnia!

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Anni di femminismo, anni di costruzione del sé, anni di studi, di tentativi di acquistare consapevolezza.
Orgoglio nel mostrarsi anche struccate, anche coi capelli raccolti alla bell'e meglio, coraggio nell'evitare di depilarsi quando non se ne ha voglia, e nell'indossare all'occorrenza  biancheria estremamente comoda e, conseguentemente, poco sexy…
Anni in cui il tuo uomo ha capito che regalarti una mimosa l'8 marzo avrebbe costituito la miccia per inscenare una defenestrazione di Praga dei giorni nostri, e poi, anche se lui ti dice cose che ti feriscono nel punto più profondo della tua anima, resterai sempre tu una donnetta da quattro soldi perché, cazzo, non riesci a sostenere e finire una discussione senza che gli occhi ti si riempiano di lacrime e la voce venga strozzata dai singhiozzi.
L'unica rivincita è stata quella di riuscire a truccarti in modo impeccabile nonostante i singhiozzi e le cascate che venivano giù, magra consolazione, non fa che confermare quanto sopra.

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Perché non è giusto che quaderni ed evidenziatori restino inutilizzati e che le mie mani non siano più sporche d'inchiostro e che le mie dita non siano più storte dalla penna.
Non è giusto non avere un progetto, non seguire un'idea, per quanto folle e improbabile.
Il mio culo non ha preso a caso la forma della sedia, è quella dietro la scrivania che deve occupare.
E io voglio dedicare le mie energie a qualcosa di interessante, la sclerosi multipla non è un argomento tanto interessante. L'ho detto.

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Cerco di ritrovarmi perché non so dove sono finita, cammino, e sto andando, e non so dove.
Cerco di ricordarmi chi ero, e non parlo solo della malattia ma di quello che sono diventata con gli anni, le ore, i minuti che mi hanno sbattuto in faccia una realtà che fuggo, che mi spaventa, che mi fa scappare, e da cui cerco di sottrarmi rifugiandomi nei miei interstizi trovati ovunque.
Chi ero, chi volevo essere, chi sono, chi voglio essere non lo so più.
Ho messo tutto, per troppo tempo, in stand by, e adesso mi sembra impossibile far ricominciare a girare certi ingranaggi, certi meccanismi che prima funzionavano, più o meno, e che adesso si sono arruginiti.
Vorrei strappare via questo velo e riprovarci, ancora una volta, o forse per la prima volta, e chi lo sa che non sia quella buona.
Perché è troppo facile pensare a smaltarmi di nuovo le unghie, a sentire piacere perché i jeans vanno di nuovo larghi, e a crucciarmi perché il sugo è venuto troppo salato.
Basta, non è l'aurea mediocritas che mi darà la felicità, o meglio, non questa scelta di ripiego, di adattamento, di chisiaccontentagode.
NO, NO, NO e NO.
Non voglio fare la rock star, ma cazzo ci voglio riprovare ad essere me stessa.

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