Archivi del mese: aprile 2008

Ancora numeri

Perchè  poi, il giorno dopo cotante crisi isteriche degne di una dametta ottocentesca, considerando che il numero dell’esame è stato un 28 tondo tondo e che quello sulla bilancia è anche sceso rispetto all’ultima volta allora ti senti davvero cretina.
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Questione di numeri

Sto per andare a registrare l’esame che la settimana scorsa è andato male.
E sto per andarci con un’ansia che mi serpeggia dentro da giorni, nonostante il mio fannulla, chissene, infondoavevostudiatopoco ecc ecc.

Chè per me la questione dei numeri fondamentalmente è importante, chi voglio prendere in giro?

Quando sono i numeri a contare tutto il resto non serve a nulla.

Perchè se io la letteratura italiana la conosco grazie ad un amore viscerale verso determinate opere, o una curiosità intellettuale che mi spinge ad indagare negli scritti di tante persone, poi alla fine mi lascio giudicare da un paio di cifre buttate lì da una tizia che, tuttavia, al medesimo esame ha ritenuto di poter soprassedere su un apostrofato seguito da sostantivo maschile e scritto da una persona laureata in lettere probabilmente col massimo dei voti.

Ma in fondo non c’è da stupirsi se mi capita altresì di regolare il mio umore mattutino accordandolo al verdetto di una bilancia, perchè posso avere anche un culone mastodontico o un pancino piatto, o viceversa, o entrambi mastodontici, o entrambi piatti, a me non è che me ne frega molto, l’importante sono quelle cifre scritte lì.

Sono numeri, convenzioni inventate da uomini, che servono a dare un’idea della realtà, ma non sono esse la realtà da cui prende forma il resto.

Se peso 80 kg o 40 kg sono grassa nel primo caso, magra nell’altro, ma questo lo ha stabilito qualcuno che intende contare dallo zero in poi, che se invece si contasse dal 100 in giù il discorso sarebbe invertito.

E’ un numero, nulla più, io resto quella che sono e quella che vedono gli altri, per fortuna non quella che vedo io, altrimenti, se così fosse, sì che avrei da preoccuparmi, o da nascondermi in un sacco do juta.

Ma questo, la mia piccola testolina bacata, non lo capirà mai.

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Oltre alle paturnie e paranoie che colonizzarono a tempo debito il mio cervello e in cui si sono trovate cosìbbenemacosìbbene da non lasciarlo più c’è addirittura un’inedita tipologia d’ansia che alberga nella mia caotica testolina, la quale non avrei creduto mai di poter trovare in piccola testolina alcuna.

Trattasi dell’ansia da segnalibro.

Già, il segnalibro è accessorio fondamentale per accompagnare la lettura di un qualsivoglia libro.

E io passo dall’utilizzo di scontrini fiscali -spesso trattasi dello scontrino fiscale relativo all’acquisto del libro in questione- ai biglietti dell’anm usati -chè io li uso, anche se c’è che afferma il contrario (vedi qualche post più giù)-  da segnalibro degni di cotanto nome spesso e volentieri ritraenti quadri famosi oppure presi a manciate alla cassa della libreria  a segnalibro ricavati alla meglio da cartoncini vari.

L’ansia da segnalibro, nella fattispecie, è quella di perderlo quando lo appoggio accanto a me per leggere, se leggo sul letto inevitabilmente mi ci ritrovo stesa sopra, se leggo alla scrivania lo perdo nella marea delle carte che la popolano, se leggo in poltrona va a finire a terra non si sa come.
Così, nel bel mezzo di un capitolo ecco che mi blocco, lo cerco forsennatamente e non riprendo finchè non lo ritrovo, così poi lo metto nella prima pagina e riprendo a leggere chiedendomi intimamente perchè non lo abbia messo lì subito.
Eppoi, la volta successiva lo ripongo di nuovo dove capita eppoi lo ricerco, eppoi lo rimetto in prima pagina.

E ne deduco che questa è un’ulteriore prova che si potrebbe utilizzare allorchè si cercasse di dimostrare la mia follia.

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Oggi è festa, qualsiasi cosa ne dicano questi porci immondi che ci governano

Oggi è uno dei pochi giorni in cui mi sento fiera di essere italiana.

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And then

a fumare non ho fumato
a ubriacarmi non mi ho ubriacato
a mandare a quel paese mia madre ho mandato
a sentirmi in colpa mi  ho sentito
a litigare con lui ho litigato
a fare con lui la pace ho paciato
a lavorare ho lavorato
a esamare ho esamato
a andare bene non tanto ha andato
a farmi le paranoie ho cominciato
a non essere perfetta non ho imparato

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Sono le sere come questa quelle in cui c’è bisogno che la memoria mi aiuti per ricordare tutti i buoni motivi per cui ho smesso di fumare.
Se fossi donna con la d  almeno mi ubriacherei.
Invece il mio io del cazzo mi impone di restare lucida sempre, di mantenere costantemente  il controllo su di me e su ciò che mi circonda.
Chi mi fa fare solo un tiro?

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primavera…e se sto così sarà la primavera…

la cantava Tiziano Ferro vero?
Ma vedi te se una deve arrivare a citare Tiziano Ferro!!
Non me ne vogliano le fan più sfegatate ma quello lì a me fa davvero ridere di gusto.

Che qua si starnutisce al mattino, si sta tristi e malinconici, si riempiono gli occhi di lacrime, ci si sente in colpa per chi o che cosa non si sa, ci si sente di chiedere scusa al mondo.

Così non va.
Decisamente no.

Ok, che sono sempre stata una creatura invernale, e tutto ‘sto sole mi dà parecchio sui nervi, soprattutto perchè mi fa pensare al caldo che a breve inevitabilmente verrà, ma alla fine non è che posso prenderla così.
E poi abbandonare i cappotti, i maglioni, le sciarpe, per far posto a quelle micro magliette e vestiti leggerissimi che mi fanno sentire nuda.
E non bere più le tisane bollenti  e i brodi caldi.
E non rannicchiarmi più sotto la piumone.

Sono tutte scuse.

Ogni primavera mi sento così, e le lentiggini mi rispuntano e quando mi guardo allo specchio dico bleah.
Mi sento brutta e inadeguata.

Ma perchè devo essere così tormentata?
Mi guardo nelle poche foto che mi lascio scattare e vedo occhi che pensano, e pensano, e si tormentano, e un viso che tira, un’espressione corrucciata o alla meglio un sorriso di plastica.
Non potevo nascere nella mia dirimpettaia tutta discoteca e motorini le cui domande esistenziali si limitano al colore degli accessori per uscire la sera?
Io la sera manco esco.

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