Archivi del mese: maggio 2008

Parliamo di gelato

A Jelinek il gelato piace assai.
E’ il suo dolcepreferito. Il vassoio delle paste non lo degna di uno sguardo, ma la vaschetta del gelato è una cosa meravigliosa.

Al lui di Jelinek il gelato piace assai.

Jelinek e il suo lui mangiano il gelato per tutto l’anno.

Jelinek quando si compra il gelato in gelateria prende sempre fragola e limone perchè sono i gusti che le piacciono più assai, oppure cioccolato e menta, ma raramente.
Lui prende sempre cocco e qualche altra cosa.

Però lui ieri al supermercato ha comprato il Carte d’Or al caffè, che è proprio buono.

All’una di notte Jelinek e il suo lui ne hanno mangiato assai.

Così entrambi hanno finito il libro sul comodino, chè non riuscivano a dormire, poi lei dopo un pò è crollata e lui si è fatto la nottata chiara chiara perchè ne aveva mangiato più assai.

Il Cart d’Or al caffè incentiva la lettura.

Annunci

15 commenti

Archiviato in cavolate varie, cibo, libri, lui, racconti, riflessioni, scene di ordinaria follia, vita

E’ un periodo che non mi pare bello.
Non vorrei rendere questo blog una cacata carta, giusto per citare un Catullo traslato, eppure mi ci ritrovo a scrivere immmondizia.
Sarà frutto di questi anni trash, ma mi sto trashizzando anch’io nel continuare a mettere per iscritto solo e soltanto elucubrazioni mentali di poco conto, sono post di bassa lega i miei ultimamente, come i miei pensieri.
E faccio anche un sorrisetto beffardo perchè penso che se qualcuno leggesse il mio blog privato capirebbe fino in fondo a cosa mi riferisco, qui in confronto sembro eterea.

Ieri mi ha chiamato un’amica che non vedo da almeno dieci anni, e che non sentivo da almeno un anno.
C’ha gli attacchi di panico e adesso vuole che l’aiuti io.
‘sti cazzi.
Quella telefonata mi ha fatto stare male un giorno intero.
Certo che l’egoismo della gente è senza fondo, innanzitutto il mio, che me ne frego di come sta lei, ha fatto stare male me, ma poi anche il suo, chè io quando stavo male dalla psichiatra sono andata, non dalle amiche.

E poi sono settimane che  mi trovo fra i piedi quell’invertebrato del mio ex.
Che quando lo vedo mi guarda intensamente negli occhi infilando la lingua nella gola della sua ragazza.
Che schifo.
Perchè cazzo, se tu dopo sei anni che ti ho mandato a quel paese senti ancora il bisogno di fare queste sceneggiate, beh, caro mio, come si dice qui a Napoli, stai ‘nguaiato.
Oltre a essere rimasto l’idiota che eri mostri anche un grande rispetto per quella poverina che ha il coraggio di accompagnarsi a te, perchè sono sicura che lei non sa chi sia io, e non è bello che poi lei mi rivolge pure la parola se ci incontriamo casualmente, come quella volta in bagno, e non deve sapere con chi sta parlando.

E mi sento grassa e brutta come non mai, che novità!!!

E ieri sera ho visto al cinema Gomorra, e non mi è piaciuto.
Io l’avevo detto che era meglio andare a vedere Il divo.

Che palle quando dico l’avevo detto.

Mi fermo, va…

10 commenti

Archiviato in amicizia, arte, autoanalisi, cavolate varie, cinema, citazioni, racconti, ricordi, riflessioni, scazzo, scene di ordinaria follia, vita

Sarà stata la caduta?

Naaaaaaaaa

Non ho battuto la testa.

no, è che da ieri canto canzoni italiane anni ’90.

Che io sono stata sfigatissima nell’essere adolescente quando imperversavano Masini,Di Cataldo, Grignani.
Forse non lo dovrei nemmanco dire, ma avevo anche i loro poster in camera.
Quegli amori disperati, quelle canzoni urlate con quelle basi musicali da brivido -in senso negativo, precisiamo- che in qualche modo hanno fatto da sfondo alle mie passioni adolescenziali, ai miei amori finiti male oppure mai cominciati, alle mie tristezze e alle mie gioie.

E avevo le musicassette in una scatola di latta rosa con tanti fiori sul coperchio, e le ascoltavo di pomeriggio nella mia cameretta, e facevo le copertine con la carta da regalo, e poi le compilescion sempre con le stesse canzoni, e poi copiavo i testi sul diario: immancabilmente la Smemoranda, quella grande che pesava un quaintale nello zaino fra i libri e che alla fine dell’anno non si chiudeva più tanti i biglietti, i disegni, le foto, i fiori  e tutto quello che riuscivo ad incollarci sopra.

E mi infilavo nei jeans con su dei mega maglioni che dovevano -dovevano- coprirmi il sedere e mimetizzare le tette il più possibile.
E il trucco, e il profumo, e le scarpe coi tacchi.

Mi sentivo una donna, ma ero una bambina.

Ero di un’ingenuità spaventosa. E così le mie amiche, quelle con cui non trovavo il coraggio di pronunciare il nome del ragazzo che mi piaceva, eppure passavamo settimane, mesi, anni insieme, fiumi di parole a raccontarci tutto, tranne quello che avevamo nel cuore, nella testa.

Poi ho preso quel treno e tutto quello è diventato il passato.

Però vi prego, fatemi entrare in testa qualcosa che non sia

se adesso te ne vaaaaaaaaaaaai e fai crollare il mondo su di me
ti giuro d’ora in poooooi io non so più chi sei

e c’è una cosa che io non ti ho detto maaaaaaai
i miei problemi senza te si chiaman guaaaaaaai

Lo spirito di De Andrè aleggi su di me, mi faccia andare in giro canticchiando la chiamavano bocca di rosa metteva l’amore metteva l’amore…

25 commenti

Archiviato in amicizia, arte, autoanalisi, cavolate varie, citazioni, musica, racconti, ricordi, riflessioni, vita

Il peggio di me

raramente

solo raramente

mi sono vista e mi vedo cessa come oggi

un cesso ambulante

grassa, brutta, goffa

mi guardo allo specchio e … ommioddio, bleah, buuuuh, aaaargh



credo abbia anche contribuito il fatto che mentre cercavo, nel giardino di casa dei miei, di fare una piccola "acrobazia" che da piccola mi veniva abbastanza bene, sia caduta col culo per terra.
E per fortuna che lui mi ha preso al volo, altrimenti la testa me la spaccavo.

Il pensiero della clausura -in momenti come questo- mi affascina.

Oggi odio il mondo, perchè non sopporto me stessa.

12 commenti

Archiviato in autoanalisi, cavolate varie, riflessioni, scazzo, scene di ordinaria follia, vita

Dalla periferia del mondo
a quella di una città
la strada non è una caramella
e il nero lo sa*

e se anche paga il biglietto dell’autobus mentre tutti i napoletani ci salgono senza
se sta seduto lì al suo posto i ragazzini di 15 anni possono riempirlo di parolacce perchè occupa un posto a sedere mentre un mucchio di altri italiani stanno in piedi
e se prova a difendersi facendo semplicemente notare che il fatto che la sua pelle sia più scura non vuol dire che non sia un essere umano
e se nessuno lo difende dalle angherie di ragazzini che andrebbero in riformatorio
e se queste cose si ripetono troppo spesso

tutto questo il nero lo sa.

* Francesco De Gregori

1 Commento

Archiviato in attualità, citazioni, poveraitalia, racconti, riflessioni, scene di ordinaria follia, vita

Decisamente un’eccezione.
Cosa?
Un professore che durante una lezione di storia medioevale riesce a citarti, in ordine rigorosamente sparso:
-Fabrizio De Andrè
-Marco Messeri
-Nanni Moretti
-Massimo Troisi
-Giobbe Covatta
-Claudio Lolli
-Antonio Albanese
-Umberto Eco
-Dante Alighieri
-il boss camorrista del suo quartiere
-sua madre
-un folto gruppo di storici e filologi
e sicuramente altre citazioni che non ricordo o che non ho colto.

Ma non è solo un discorso di citazioni, ovviamente.

E’ che per la prima volta mi hanno parlato di storia, quella vera, non del fatto che Federico II è il figlio di Costanza D’Altavilla e la sua corte era famosa per blablabla blablabla e blablabla.

Se riuscissi a diventare una professoressa così -o anche lontanamente simile- potrei essere fiera di me.
Certo che se guardo gli adolescenti di oggi, e non è per fare un discorso generazionale, mi limito solo ad osservare, penso che le frustrazioni saranno tante, e soprattutto so che non è questa la mia vera vocazione.
In questo momento è stata la vita a decidere per me, a darmi delle tappe quasi obbligate da percorrere. Il desiderio di cercare un pò di stabilità e la consapevolezza che questa era l’unica strada per aspirarvi.
Poi mi domando se sto solo perdendo tempo.
Forse sì, quasi sicuramente sì.
Ma alle volte il desiderio di una vita tranquilla, di un’aurea mediocritas, mi serpeggia dentro, mi lascia pensare che poi non sarebbe poi troppo male, che sarebbe tutto più facile.
E che se ho qualcosa da dare o da dire in qualche modo verrà fuori.

Non è vero, ho scritto solo un mucchio di stronzate.
La verità è che mi sto accontantando, e non è da me.
Che l’alernativa vera non l’ho avuta e allora o questo o nulla.
E fino in fondo non sarò mai soddisfatta così.
Intanto si deve fare, perchè lo devo fare però, quindi farei meglio a stare zitta e studiare.

Chiedo perdono chiunque sia incappato nella lettura di questo post, forse domani lo cancello.

15 commenti

Archiviato in autoanalisi, cavolate varie, lavoro, riflessioni, scazzo, studio, vita

Si può rispondere negativamente ad un sms che ti propone un cambio turno tutto sommato per te vantaggioso solo perchè nel testo c’era scritto rispondi subito mentre tu ti stai ancora chiedendo come cazzo abbia fatto ‘sto tipo ad  avere il tuo numero di telefono e chi si è permesso di darglielo?

Ci si può fare capogruppo di un gruppo che si oppone fermamente a cambiare le regole di frequenza dei corsi solo perchè la tizia che propone di farlo è odiosa -e se non esistesse l’aggettivo odiosa bisognerebbe inventarlo solo per poterlo appioppare a lei- anche se il cambiamento tutto sommato non ti andrebbe troppo male?

Se ti chiami Xxxxxx XxXxxxx allora sì.

18 commenti

Archiviato in autoanalisi, cavolate varie, lavoro, riflessioni, scazzo, scene di ordinaria follia, studio, vita