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Non riesco a smettere di leggere la pagina di Facebook "E' tutta colpa di Pisapia" senza sghignazzare come una cretina. Ormai la mia vita ha subito un rallentamento a causa di ciò, e, ovviamente, è colpa di Pisapia. 

Oggi è domenica e ho preparato per pranzo un'insalata di riso, era buonissima, ma a Napoli è quasi scandalosa questa cosa, considerando che non c'era neanche il dessert, e ancora aspetto il caffè.

Ieri mi sentivo proprio bene, oggi un po' meno, ma non fa niente, devo solo cercare di evitare di trattarmi e farmi trattare come una malata, altrimenti non se ne esce più, e se la testa fa male pazienza, e se il collo fa male, pazienza, e se la testa gira pazienza.
Voglio stare bene, e non voglio rassegnarmi a vivere una vita a metà.

Lo so che una parte importante devo farla io, e ce la sto mettendo tutta, anche se a volte è così difficile guardare il mondo e sentirsi in grado di affrontarlo, di mischiarmi alle voci, ai suoni, agli odori, ai colori, all'imprevedibile.

Io qui, nella mia torre, prigioniera di me stessa e un mondo che posso affrontare, anche se mi fa paura.

In fondo, come dicevo qualche giorno fa, si cammina mettendo un piede davanti all'altro.

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Non dico parlare del primo maggio, perché sarebbe troppo, o della guerra in Libia, o della disoccupazione, o di tante cose importanti. Ma addirittura mi interessa più della salute di Lamberto Sposini (che -per la cronaca- solo ieri ho capito chi è) che della beatificazione del papa.
Ma cazzo, possibile che basta un po' di carisma per imbonire milioni di persone che si interessano alla storiella così ben raccontata e dimenticano tutto il resto dello schifo che c'è nel mondo?
Perché non beatifichiamo chi, ogni giorno, per sfamare i figli scende in una miniera, va in una fabbrica, in un cantiere e si spacca la schiena, e rischia la vita, e alle volte muore?
E questo è vero ogni giorno, ma pure la beffa del primo maggio no, perché si poteva benissimo scegliere un altro giorno per inondare le pagine dei giornali, e lasciare oggi l'illusione alle povere persone sciocche come me di poter partecipare ad un messaggio, ad un'idea, ad una memoria storica.
Perché se io oggi sono a casa in malattia e riceverò comunque uno stipendio a fine mese non lo devo al miracolo di nessuno ma ad anni e anni e anni di lotte per la conquista di diritti come questo.

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pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano il tempo che trovano

Non credo che la gente cambi così, di colpo, neanche a fronte di una brutta notizia né di un evento che, nel bene o nel male, sconvolge completamente la vita.
O almeno posso dire di non crederlo adesso che ci sono dentro.
Fino a poco fa avrei giurato il contrario, e, nei deliri dei momenti peggiori ho addiritura sperato che succedesse qualcosa che mi scuotesse, fosse pure un lutto, un evento drammatico.
Pensavo che se fosse successo qualcosa che mi avesse aperto gli occhi sulla vita, sulla condizione umana, sulla mia vita, sulle mie ore, io sarei riuscita a viverle degnamente quelle ore  e questa vita.

Pensavo… credevo… immaginavo…sbagliavo.

Ora una cosa è successa, forse peggio di quelle che mi aspettavo, e questa notizia non mi ha cambiato, non ha cambiato il mio modo di vedere la vita né di vivere.
Mi ha semplicemente aiutato a trovare me stessa e a conoscermi un po' meglio, ma solo un po'.
Le mie paure, le mie ansie, i miei difetti, tutto resta lì, continua a farmi compagnia anche se soffocato in un angolo da una compagna più ingombrante e invadente.

I giorni del pianto e dello stridor di denti stanno scivolando via, e in fondo è giusto che ci siano stati, giusto nella misura in cui non credo avrei saputo evitarli e, tutto sommato, posso dire che non li ho vissuti troppo male.
Ora, incassato il colpo, mi devo rialzare, devo cominciare a camminare, devo riprendere a fare le cose, e fra le cose ce ne sono di importanti e meno importanti, c'è da sapere dove vivrò nei prossimi anni, che se il governo ce lo concede ci inseriamo in qualche graduatoria più libera, c'è da fare l'amore più spesso con l'uomo meraviglioso che ho accanto e che è stato sempre qui, a tenermi la mano, anche quando con le mani avrei voluto strapparmi i capelli, c'è da chiamare un po' di amiche che hanno avuto bimbi meravigliosi e io voglio fare la zia che regala le caramelle, c'è da portare mia madre in un centro commerciale e sentirle dire che le gira la testa, già lo so che lo farà, c'è da imparare a mangiare quello che mi fa bene evitando quello che mi fa male, ma un gelatone con la panna io lo comprerò e lo mangerò tutto, c'è da viaggiare, c'è da fare un po' di ginnastica e tagliare i capelli, ma non troppo, e c'è da andare al cinema e a teatro, e ai concerti e al mare, e c'è da imparare a dire che ho una malattia che ha un nome, sclerosi multipla si chiama, non ha senso non nominarla mai, e c'è da imparare anche qualcosa su di lei, perché questo mio non volerla conoscere non serve a nulla, devo conoscere bene un nemico da sconfiggere.

Ma io non voglio fare la guerra, non sono il tipo, voglio affrontarla come posso, facendole capire che magari ha anche ritenuto di farmi compagnia ora e domani e anche dopodomani, ma non può farla da padrona, eh no cara mia!
Qui c'è stato posto per te, ora lascia un po' di posto per me e lasciami in pace, i conti facciamoli di volta in volta e se qualche giorno ti va io me ne sto a casa a riposare, come vuoi tu, ma, per il resto del tempo, lasciami libera di scordarmi di te, non sei l'unica cosa che ho lo sai?

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Che poi sono rimasta malissimo per una cosa: ieri sera io e lui ascoltavamo alla tv, su internet e con tutti gli altri mezzi a nostra disposizione, i risultati elettorali in tempo reale.
Nella fattispecie io ero al pc e lui sul divano telecomando-dotato.
Io tenevo aperta anche la pagina di feisbuc e lì, ogni tanto, comparivano frasi del tipo Vai Emma, Mi siedo davanti alla TV aspettando la vittoria di EmmaEmma sei la migliore et similia.
E io tutta che gongolavo pensando di avere tante amiche che tifavano, come me, per la Bonino. E mi stupivo, ed ero anche un po' felice, non solo per il fatto di avere lo stesso punto di vista, di sostenere la stessa parte, no, proprio ero felice per il momento di condivisione, perché pensavo è bello che anche loro ci tengano un po'.
Ecco che poi questa mattina l'orrore, apro sempre Feisbuc, ed è lì che continuo ancora a sentir osannare Emma, ed è lì che qualcosa comincia a puzzare, ed è lì che, drammaticamente realizzo, realizzo che Emma è un'altra Emma, che Emma non è quella Emma lì, che Emma è un'altra, che Emma non è la Bonino.
No, Emma è una tizia di una trasmissione televisiva, e ieri sera ha partecipato a qualche concorso o roba del genere.
Ora è tutto, tutto, tutto chiaro.
Io sono proprio un'idiota.
Io ho un sacco di conoscenze inutili.
Io e il mondo non giriamo nello stesso verso.
C'è qualcosa che non va.
Emma, per me Emma rimarrai sempre e solo Tu:

 

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Pessimismo e fastidio.
Nausea e disgusto.
Orrore e raccapriccio.
Gli italiani sono tutti fascisti.
Dove per fascista intendo l'accezione più negativa del termine.
E lo dimostrano oggi come ieri, come l'altro ieri e come domani.
E poi ci sono i duri e puri, quelli che non ce la fanno a tapparsi il naso, perché sono talmente delicati da preferire fra i due il male peggiore. O forse più che delicati di stomaco sono decisamente miopi, suggerirei una visita oculistica.
Intelligenti all'ennesima potenza.

Siamo qui, in un paese che non sento mio, guardo lui, e gli dico sei troppo bello per far parte di tutto questo schifo.
Lui guarda me e mi dice tu sei troppo per questo paese, sei sprecata qui.
Non possiamo fare altro che abbracciarci e guardare al futuro come a un bivio, qui, nella melma, o in un altrove che chissà se è solo un miraggio, un'idea, un'illusione o un posto davvero diverso.

Intanto il presente mi angoscia, e intanto i camorristi vincono in terra di camorra, e i mafiosi in terra di mafia, e i leghisti, che campano col lavoro degli immigrati che vorrebbero bruciare vivi e che hanno campato coi soldi dei meridionali, stanno lì a tenere duro, come a loro piace tanto dire.

Io nel futuro non ci credo più.

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"Si guarda allo specchio e si rovina la giornata"
(Berlusca alla Bresso)

Quando un uomo ha classe da vendere usa queste parole nei confronti di una Signora, oltretutto lo aveva già fatto con la Bindi.
Mi chiedo: ma per entrare nel PDL occorre essere belle o capaci?
Soprattutto, che criteri sono questi?
Che rispetto ha questa persona per le donne?
Che rispetto ha questa persona per l'intelligenza, per la professionalità, per la serietà, per la correttezza.
Io non ci posso credere che ci sia gente che riesca a glissare su certe cose.
Posto che non sono neanche le più gravi, solo quelle nugae che rivelano cosa c'è sotto il cerone, che ce lo mostrano un po' nature.
Ultimamente oltre alla solita nausea ho proprio paura.

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C’è una cosa che Mr B. non avrà mai: la libertà del mio pensiero e di tutti quelli come me!

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