Archivi del mese: luglio 2011

Bruci la città 
e crolli il grattacielo 
rimani tu da solo 
nudo sul mio letto.

Bruci la città 
o viva nel terrore 
nel giro di due ore 
svanisca tutto quanto 
svanisca tutto il resto. 

E tutti quei ragazzi come te 
non hanno niente come te 
io non posso che ammirare 
non posso non gridare 

che ti stringo sul mio cuore 
per protegerti dal male 
che vorrei poter cullare 
il tuo dolore il tuo dolore. 

Muoia sotto un tram 
più o meno tutto il mondo 
esplodano le stelle 
esploda tutto questo. 

Muoia quello che è altro 
da noi due almeno per un poco 
almeno per errore. 

E tutti quei ragazzi come te 
non hanno niente come te 
io vorrei darmi da fare 
forse essere migliore 

farti scudo col mio cuore 
da catastrofi e paure 
io non ho niente da fare 
questo e quello che so fare 

Io non posso che adorare 
non posso che leccare 
questo tuo profondo amore 

questo tuo profondo 
non posso che adorare 
questo tuo profondo 

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Archiviato in amore, arte, citazioni, lui, musica

Io aspetto che la mia mano torni, perché tornerà.
La notte, prima di addormentarmi, la affido a lui.
Al mattino si muove tutto e ho un motivo per essere felice. 
Se tornassero anche il pollice e l'indice sarebbe stupendo. 
Perché ieri in quel camerino non riuscivo a chiudere il reggiseno, e per un po' ho sentito uno sconforto più forte della forza di voler stare lì in giro, a comprare vestiti con le mie amiche, e gli smalti colorati e il gelato e le risate e le chiacchiere. 
Ma io sono più forte di questa merda, e se la mano se la prende comoda io sono paziente, e sto qui ad aspettarla e la muovo lo stesso, e non mi frega!!!
E tornerà, oh se tornerà…

 

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L'insalata di riso, poi, è un piatto dal quale si capiscono un sacco di cose della persona che lo prepara. 
Io ci metto, a parte il riso naturalmente, pomodorini, mais, tonno, olive verdi, cubetti di mozzarella, pezzettini di carota e cetriolini. 
E la condisco con olio e sale, poi una spruzzata di limone prima di mangiarla, o, magari, un po' di maionese.
Ci sta benissimo quella allo yogurt.
Secondo me questo è il modo migliore.
Poi ognuno la prepara secondo il proprio gusto, gli ingredienti che ha a disposizione e il risultato che vuole ottenere.
L'insalata di riso è un piatto democratico secondo me.
Perché, per dire, molti per esempio ci mettono i piselli, ma io non mi sognerei mai di farlo, non c'è logica nei piselli nell'insalata di riso. Oppure il wurstel crudo… mmmh, no, non ci sta bene! E l'uovo sodo (che raramente aggiungo anch'io) è una presenza troppo ingombrante. 
Per favore, chi passa di qui, ha voglia di dirmi cosa mette nell'insalata di riso?

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I due sono a tavola, mangiano e chiacchierano come al solito.
Si parla di quanto sia bella la libertà di avere una casa propria senza dover dar conto delle piccole cose a nessuno, senza regole se non quelle dettate dalle proprie esigenze etc.
Lui si fa pensieroso e aggiunge: tranne quelle di Jelinek
Lei precisa: guarda che le mie "regole" sono già un compromesso
e lui: fra chi? Fra te e Hitler?

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Archiviato in amore, cavolate varie, lui, scene di ordinaria follia, vita

 "…perché non importa dove tu corra,
finirai sempre per imbatterti in te stessa."

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Fondamentalmente d'estate sono triste, lo sono sempre stata, ancor più se c'è un motivo per esserlo. Col caldo tutti i fastidi causati dalla malattia stanno prepotentemente mettendo alla prova il mio umore ballerino, i miei nervi già provati, la mia (in)stabilità psicofisica. 

Per giunta nel mio palazzo sembra che d'estate sia tremendamente urgente fare lavori di ristrutturazione ogni mattina, e così, dall'alba, si sentono risuonare trapani, martelli e altre diavolerie di cui non distinguo il verso e di cui non conosco l'uso.

E però qui ci vuole una reazione da parte mia, perché pare che se mi lascio andare la risposta immunodepressiva (così dicono) può farmi star peggio, e io non voglio star peggio, credo che questo non voler stare male già basti come spunto per ripartire.
Se non ci fosse un'afa avvilente e i rumori e l'idiozia della gente sarebbe tutto molto più facile.
Perché non posso non rimanere male se qualcuno mi dice che sì, c'è un'altra ragazza che ha la mia stassa malattia, però lei ha due bambine piccole e quindi… come se la mia vita, poiché non sono madre, valesse di meno, come se io soffrissi di meno, come se io fossi meno importante, come se i miei sogni, il mio fturo, le mie speranza fossero tutti in secondo piano perché non sono madre. 
Mi ha sempre fatto molta rabbia questo modo generalizzato di giustificare fatti, cose e persone in virtà di un'eroica maternità.
Nessuno neanche lontanamente ad immaginare che forse io, anche solo per questo, mi sento già mortificata, e non sto dicendo che avrei fatto un figlio adesso, no, sto dicendo che però, se volessi, non potrei, e penso che questa cosa sia già di per sé sufficientemente dura da mandare giù, sarebbe meglio evitarmi certe mazzate. 

Sono cresciuta guardando al futuro con fiducia, speranza, propositività, ho sempre pensato che l'impegno, le capacità, il valore e tutte quelle cose belle avrebbero portato qualcosa, avrebbero avuto giustizia, e scopro che non è così, che il futuro ci toglie, che la vita ci mortifica, perché nel cuore della tua vita scopri che sarà tutto molto più difficile del previsto, e per te, che non hai neanche il conforto della fede, della dimensione trascendentale, dell'illusione post mortem, è dura da accettare che non solo sia tutto qui, ma che, per giunta, sia proprio così.
E allora ti aggrappi a quelle cose che ti hanno tenuto in vita: l'amore, gli affetti, l'humanitas, la tensione verso la giustizia, l'onestà e tutte quelle altre belle parole, l'arte, la letteratura, la musica, il cinema…  e però è difficile, è  dura se ogni giorno poi devi fare i conti con un lavoro che ti mortifica, e la gente che non capisce, e la malavita che ti impedisce di scorgere un senso di giustizia nelle cose, e la spazzatura per le strade, e le persone che ti amano che non sanno come starti accanto.

Perché stare accanto a me non è mai stato facile, stare accanto a me adesso è qualcosa che supera i limiti delle umane possibilità di buoan riuscita.
 

E un futuro invadente, fossi stata un po' più giovane, l'avrei distrutto con la fantasia, l'avrei stracciato con la fantasia…

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