Archivi del mese: ottobre 2007

Ode al formaggino




O formaggino
che di te solo mi nutrii
in sul mio primo mese di lavoro
talor spalmato impietosamente
nelle fette di pan bianco coop.

O formaggino
onde cui trassi la forza
di superare
a parte a parte
il pranzo e con esso la cena poi.

O formaggino
che tanto t’amai
e che tanto facesti tramutar
l’amor che per te nel cor avea
in disperato bisogno.

O formaggino
se solo ti vedo di nuovo
ti scaglio giù dalla finestra
e con te il pane coop e pure il prosciutto cotto.

Datemi una spigola all’acqua pazza per favore!
O per cortesia mi si suggeriscano pasti alternativi et asportabili et poco calorioci et facili e veloci da preparare.

Salviamo questa donna dal vortice dei formaggini belpaese.


Che mi hanno rinnovato il contratto fino al 31 dicembre (ndr)

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Del bene e del male


Arrogarsi il diritto di far felice una persona anche con una piccola bugia.

Che in fondo a te dirla non è costato poi molto.

Domenica leggevo un’intervista ad Almodovar, sua madre leggeva lettere a persone analfabete e inventava per loro ciò che avrebbero voluto fosse scritto in quelle lettere.
E faceva felici persone che sarebbero altrimenti rimaste deluse.

Ieri sera ho fatto uno strappo alla regola, una bugia l’ho detta anch’io per una persona.
Una persona a me sconosciuta, ma ho sentito felicità dalla sua voce.

Mi chiedo se ho fatto male.
Credo di no.

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è la mediocrità che non voglio, quella in cui sento di cadere, quella che mi deprime e mi toglie il sonno.

Che poi è anche la normalità.
Ok.
Ma io ho bisogno di eccezionalità (esiste questa parola?)

Perchè la vita arriva e ti trascina con sè nelle piccole cose: un lavoro che non ti senti di rifiutare perchè è ben pagato e tu hai bisogno di indipendenza economica,  un tran tran quotidiano di mille impegni che ti succhiano l’energia e non ti permettono di concentrarti sull’obiettivo.

O forse semplicemente la mediocrità fa parte di me e per questo non riesco ad uscirne. E ad accettarla.

I miei  sbalzi d’umore ultimamente sono preoccupanti, sabato ho scritto un post di felicità, oggi lo rileggo e lo trovo tremendamente patetico.

Morirò pazza, lo  so che è l’ottantesima volta che lo scrivo, ma chissenefrega.
Anche perchè una che stanotte continuava a sognare di parlare con Enzo Biagi non è che sia già tanto normale adesso. Ma quando mai lo sono stata poi?


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Continuo la catena delle canzoni – n.9

Questa canzone secondo me è un capolavoro dalla prima all’ultima parola, perciò la posto tutta, anche se c’è un passo stupendo che voglio evidenziare, e che dedico ad una persona che credo leggerà e a cui voglio dire che affrontare le proprie paure, mettersi in discussione, sentire di potersi migliorare, quello è sintomo d’intelligenza, non il cadere sempre in piedi!

Smisurata preghiera
(Fabrizio De Andrè – Ivano Fossati)


Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità


per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere

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Mi ha fregata!


Dicevo l’ora solare…

Il solito choc mattutino la suono della sveglia, che io ogni mattina la programmao dieci minuti prima di quando devo alzarmi perchè ci devo prima un pò litigare: quando comincia a suonare la prendo a maleparole (perdonatemi il gergo partenopeo), poi resto qualche secondo a far finta di nulla e infine comincio a piagnucolare dicendo no no no! Poi molesto un pò lui che dorme, perchè lui che non ha le millemila cosa da fare prima di uscire dorme almeno mezz’ora più di me. E al fin mi alzo.
Beh stamani dopo tutto ciò mi sono alzata, ho acceso il tg di Sky e c’era quell’orario lì che mi sbeffeggiava dall’alto del suo posizionamento strategico.



Mi è tornato in mente un aneddoto che mi raccontava sempre mio padre quando ero piccola e la sera prima si spostavano le lancette dell’orologio indietro per l’arrivo dell’ora legale. Cioè che quando lui da ragazzo viveva con sua madre e suo fratello praticamente si alzarono con un anticipo di tre ore perchè la nonna prima di andare a letto aveva tirato indietro un’ora, e di seguito lo avevano fatto entrambi -lui e suo fratello- tornando a casa in orari diversi.
Al confronto la mai dimenticanza è poca cosa.

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Un sabato qualunque

Una mattina pigra di coccole, e lettone, e amore, e sesso, e telefonate ad amici che se gli chiedi un favore ti dicono di sì e ti senti più serena.
Un pasto frugale ma che diviso in due è meglio del più succulento manicaretto.
Un pomeriggio da sola che lui è a lavorare e ho deciso di riordinare il suo armadio, e sento il suo profumo mentre ascolto Mark Knopfler, Ivano Fossati e Francesco De Gregori e intanto lo maledico perchè ho il naso arrossato dall’allergia alla polvere (con annessi occhi lucidi e la gola che brucia), e se non lo faccio io lui lascia che tutto si accumuli lì alla rinfusa.
E una serata si spera tranquilla con la pizza e uno dei nostri film.
In fondo sono angoli di paradiso questi.

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Citazione del venerdì sera


… guarda io sarò anche noioso ma pure la vita l’hanno organizzata in una maniera così spaventosa…

(E’ sempre Nanni, in Palombella rossa che stasera volevamo ri-rivedere, ma mi sa che abbiamo la cassetta!)

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