Archivi del mese: giugno 2011

Noi non siamo una coppia di quelle che su Feisbuk si dedica "Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e teeeeeeeeeeee". 
No, decisamente.
E neanche una di quelle coppie che si fa i regali al compleanno  o a Natale.
Neanche. 
Siamo piuttosto tipi che, alle 4 del mattino, come la notte scorsa, poiché  non hanno sonno fanno sesso, dopo dieci anni di notti insieme, come la prima volta, o meglio, meglio della prima volta e di tutte le altre volte precedenti. Siamo piuttosto una coppia che spinta dalla passione per il frozen yogurt si fa km e km per andarlo a mangiare lì, dove lo fanno buonissimo, e che guarda le puntate dei Simpson ormai imparate a memoria e ride a crepapelle lo stesso quando Homer pensa "mmmmh gelato di revolverate ahahahahah".

Ma non volevo fare un temino su di noi, non avevo a dire il vero uno scopo quando ho deciso di scrivere questo post, ma siccome scrivo sempre che stommmmale, oggi voglio scrivere che sto bene. Oggi sì. 
Sono stata in libreria, e in profumeria, e a mangiare il gelato e a comprare pantaloni, che prendo sempre taglie in cui entro sei volte, e quelli della mia taglia mi sembrano sempre troppo piccoli per me. 

Per il resto sono entrata in fase scazzo estivo mode on:
Giro per casa seminuda con capelli raccolti e vestitini che lasciano poco all'immaginazione, sono più inviperita del solito e più infastidita per le urla violente delle mamme che strepitano al seguito di figli maleducati e irritanti, come quella tipa del supermercato che, mentre imbustava ottocentoeuro di spesa, urlava, più forte dell'aquila che aveva partorito dopo le due scimmie che si appendevano al carrello, e che, nel bel mezzo, intavolava una discussione al cellulare con qualcuna apostrofata "Amooooooo" "Teeesooooooo" etc, seguono sguardi carichi di odio da parte della sottoscritta.

Che poi io al supermercato ci vado con piacere perché osservo le persone, anche se la maggior parte delle volte mi danno sui nervi rendendomi ancora più acida e odiosa del solito. 

Oggi ho incontrato al supermercato di cui sopra una mia responsabile del lavoro, un'emerita idiota nonché orrenda cicciona, e la sua spesa è stata a mio parere un capolavoro (l'ho potuta osservare bene dato che era direttamente prima di me alla cassa).
Comperava, in ordine sparso: confezioni di gelato, nella fattispecie Coppa del nonno al cappuccino e Magum al caramello, una bottiglia di chinotto, due confezioni mini di cioccolato liquido, quello che fa da sciroppo per il gelato, e infine due confezioni di wurstel. Qualcosa che ha lasciato impallidire le mie uova e le mie Cereal yo (ne mangio quantità industriali ultimamente) e la new entry della mia dispensa: una confezione di riso soffiato di cui non conosco ancora lo scopo né il sapore, ma so che diventeremo amici. 
Per il resto sto leggendo un libro di Bukowsky, evitando di sbrigare faccende burocratiche che sarebbe utile ultimare e lavando panni a ripetizione, che quest'anno ogni cosa mi sembra sempre che puzzi di sudore.
Con quest'ultima amenità penso di poter anche chiudere.

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Lui mi ha chiesto di fargli un regalo, uno: non pensare alla sclerosi multipla per un giorno intero.
Uno solo. Un solo giorno, un solo regalo.

Io, sebbene abbia detto che intendo farlo, non ci sono ancora riuscita. 

Sono tornata in quel corridoio di recente, due volte, la prima come stabilito mesi fa, la seconda per un po' di paura che andava sedata, per poter dormire, come ho fatto stanotte, col cuore più leggero. 
Siamo SOLO all'inizio.
E io non riesco a farmene una ragione, non riesco a trovare un equilibrio (e questa all'improvviso diventa una battuta), non riesco a non pensare a certe cose, a non temere certe cose.
Pare che dopo un primo momento di reazione buona, il mio sia il modo peggiore di prendere la cosa, come dice anche lui, il neurologone, il mio amato neurologo, quell'uomo dalla cui labbra ormai pendo anche se l'ho visto meno di dieci volte da quando ho avuto il piacere di, o forse qualcuna in più, dovrei contare meglio.

L'ultima volta nel corridoio c'erano tutte donne, tutte malate, tutte in piedi, tutte normali, tutte a dire che lui è proprio bravo.
E una di loro a dire che dopo tre anni in carrozzella si è rialzata in piedi. 
E io che faccio confronti, fra me e loro, e che penso: mi andrà bene come a quella o male come a quell'altra? Perché siamo tutte lì, legate ad un destino comune, che però non si sa dove finirà, dove ci porterà, e come ci ridurrà.
E poi ieri invece c'era una ragazza bellissima, bellissima davvero, che usciva da quella porta con la sua anziana madre, e io pensavo fosse lì per accomapgnarla, e invece l'infermiera mi ha detto "Hai incrociato M.? E' passata a prendere le medicine?" Lei, la ragazza bellissima, che mi ha incrociato per un momento, che mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha sorriso, è malata come me, e quando  mi ha visto ha capito subito, e mi ha sorriso subito, ed era davvero bella, e mi ha sorriso perché lei ha capito che io avevo solo tanta paura, troppa paura, e forse ci incotnreremo di nuovo, e forse incontrerò anche le altre di nuovo. 
E sono tornata a casa, con un appuntamento fra sei mesi setuttovabene, setuttovacomedeveandare. E con un opuscolo informativo in cui ci sono scritte cose che già so.

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Uno degli errori più drammatici che si possa commettere è sbagliare la colazione.
Se sbagli la colazione porti con te, per tutta la giornata, una nausea pazzesca, un senso di incompiutezza e il bisogno di ricominciare la giornata da capo, e non è possibile rimetterti a letto alle 9.38. 
Questa mattina l'ho fatto, perché non ho assecondato il mio stomaco ma la mia testa, e mangiare con la testa è una roba sbagliatissima. 
Mo' mi mangio una mela… vediamo se sistema qualcosa, o faccio la fine di Biancaneve. 

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Ok, ricomponiamoci, mi sa che è il caso dopo lo sfogo di ieri.
Ho fatto persino la manicure e ora ho uno smalto color corallo che brilla sui miei ditini. 
E sprattutto è il caso di ricompormi dopo la caduta che ho evitato oggi, che magari ci lasciavo tre incisivi se lui non mi avesse presa al volo, maledetto tombino! E no, non ricominciamo con le imprecazioni, che siamo sempre personcine per bene, e ci abbiamo pure lo smalto color corallo. 

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sono un risultato senza soluzione

sono incazzata nera, che più nera non si può
ho deciso di non usare la punteggiatura e le maiuscole
perché almeno le parole voglio usarle come dico io
e nel mio blog voglio scrivere come dico io
perché mi uccide la paura
mi paralizza la paura
ho paura di essere paralizzata 
e sono già parlaizzata solo per la paura di esserlo
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio
non ce la faccio

è troppo, troppo, troppo per me
HO PAURA
e non dormo
e non mangio
e se  rido e piango  è tutto vuoto
ho solo
solo
solo 
PAURA

e non riesco più ad amare nessuno, ad essere felice, ad essere triste, ad essere incazzata, ad essere interessata

sono più paralizzata che se fossi su una sedia a rotelle

o sar come la chiamano loro
quelli del club

andassero a fare in culo

ridatemi il futuro

ridatemi una prospettiva

ridatemi la speranza

vaffanculo

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Che poi ci sono alcune volte in cui, anche se la libreria è piena di libri comprati da poco e ancora non letti, ti viene voglia di leggere proprio quell'unico che non c'è.

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