Archivi del mese: marzo 2008

Il testamento di Tito? No, quello è un capolavoro. Questo è solo uno sei tanti post inutili scritti da me medesima

Cacchio, non mi viene in mente cosa potrei lasciare e a chi.

Perchè per me ha un’immensa importanza quella monetina da 1 cent che mi diede lui appena ci conoscemmo mentre tutti -tutti?- gli oggetti di valore potrebbero benissimo essere rubati e io non me ne accorgerei neppure, trattandosi di improbabili regali ricevuti da zie, nonne e amici di famiglia che io puntualmente giro a mia madre dicendole di usarli a sua volta per regalarli in giro.

Certo ci sarebbe la scatola di legno azzurra piena di boccette di smalto, tutti i libri, i cd e i dvd.

La foto di Tony Servillo e le stampe di Van Gogh, il puzzle con le foto di De Andrè e quella di Guccini.

La mia collezione di borse e la coperta fatta da me con mille riquadri  di lana colorati lavorati a maglia.

Gli orecchini pendenti di varie forme e dimensioni, quasi tutti in argento e pietra.

Questo è quanto è in mio possesso materiale al momento.

Esclusi poi tutti i taccuini e i quaderni scritti fitti fitti, nonchè questo piccolo blog, e poi il libretto universitario.

Li lascerei indubbiamente a chi come me possa apprezzare queste inezie materiali, e per il momento di vengono in mente le storiche consorelle, ne farebbero senza dubbio ottimo uso.

Oppure bruciateli con me, chè io voglio essere cremata.

Per quanto riguarda ogni sorta di rivelazione dal mondo ultraterreno, compresi i numeri da giocare al lotto sappiate che so essere generosa.
Verrò a popolare i vostri sogni, spero solo di non beccarvi mentre fate sesso!!!
Sporcaccioni, vi ho visto!

Anche se pare mi stia riprendendo, o forse è solo un’illusione e la ricaduta è dietro l’angolo.

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Aggiornamento

Cari lettori vi sto lasciando…

Il raffreddore persiste, il brufolo pure nonostante le mie tecniche chirurgiche per eliminarlo, ma la cosa peggiore sono le vertigini chè questa cervicale ha deciso di non darmi pace e mi ha fatto trascorrere una notte tremenda.

Unico lato positivo è l’appetito ai minimi storici, almeno mi sto disintossicando dai pasti luculliani della settimana scorsa.

Nel mio continuare a nutrirmi di mele mi sono fatta una cultura a riguardo relativa a tutte le varietà in circolazione, e ho stabilito che fra tutte la mia preferita è la golden Golden piccolameglio se ancora un tantino acerba ed acidula.


Quindi passo a stilare il mio testamento.

Lo pubblicherò a breve, prima di esalare l’ultimo respiro di questa affannosa e triste vita.

Arrivederci, per ora.

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A bad day?

Ti svegli la mattina e ti fanno male nell’ordine: un dente, la testa, il collo –maledetta cervicale!
Il naso ti gocciola e la gola brucia –dottore sto arrivando, mi preparo e vengo!
Il tuo cane si piazza davanti ai piedi e rischi di cadere mentre barcolli verso il bagno – Ma porco cane!- Lo chiamo affettuosamente così
Ti è venuto un brufolazzo fra la guancia destra e il mento –orrore!
Lo smalto è irrimediabilmente andato –non posso uscire così, devo toglierlo subito

Allora decidi di attaccarti alla confezione del tuo succo mela-carota-limone per affogarvi dentro le tue disgrazie.


E sono ancora le 10.10!

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Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza.
(…)
Io ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque.
(…)
Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.

Italo Calvino
"Il visconte dimezzato"


Mi sentivo intera anch’io un tempo, e ho disperatamente tentato di tornare intera, ma l’uno non esiste più, se non nell’illusione infantile, dove tutto combacia, tutto si incastra perfettamente come le tessere di un puzzle.

Ed è solo accettando l’imperfezione che posso, ogni giorno, accettare di vivere.

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Cioccolato ovunque, pastiera dappertutto, l’invasione delle colombe farcite e del casatiello.
Si salvi chi può!
Mi sento -anzi sono- una botte.

Tutto ciò mi schiaccia e non riesco a pensare ad altro.

I miei pensieri più alti -ahahahahah  quali?- sono stati scacciati via dell’ultimo cioccolatino che mi hanno offerto ieri sera.

Dovrei digiunare una settimana almeno per rimediare, ma so già che non ci riuscirò.

Riuscissi almeno a smetterla di pensarci.

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"Il profumo del ricordo, che cambia in meglio"

Quelle strade che ti hanno visto bambina, quegli angoli di cui conosci la sfumatura di ogni songola pietra, quegli occhi che ti spiavano da dietro una finestra chiusa o ti guardavano impertinenti, o ti salutavano con amicizia, quelle voci, quel dialetto, quell’aria così sottile e pulita.

Quello che per diciotto anni per te ha significato la parola casa.

Quello da cui sei fuggita via, quello che da sempre sapevi avresti lasciato.
Perchè anche nei momeni migliori hai  contato indietro il tempo che ti separava da quel treno.

E un giorno il treno lo hai preso per davvero, e per anni ti sei trovata a fare i conti con quel distacco, con quello strappo che forse così dastico era meglio di no, che ti ha "un tantino" schiacciato.

Poi ricuci un pò tutto, in un modo o nell’altro ti rimetti anche in piedi e ti muovi a piccoli passi, sempre più grandi.

E torni, per una festa comandata, per dovere, per rivedere chi ti ha messo al mondo, chi ti ama, chi puoi chiamare i miei.
Ci torni e ti muovi in quella palla di vetro di poco più di mille anime, e le strade ti sembrano così strette, la casa così piccola, gli sguardi così ottusi, le voci così rozze.

Ti muovi dove riconosci tutto ma nulla ti appartiene, dove ogni cosa fa parte di te ma è fuori di te.

E ti senti un estraneo mentre tutto è tremendamente familiare.

La parola casa non significa più nulla, perchè quella non è più casa, ma ancora una casa non ce l’hai.

Sei un passeggero dei tuoi anni e vai verso un futuro che non sai, e pensi che un giorno ci tornerai perchè uno dei tuoi genitori non ci sarà più e andrai a piangerlo lì, e il pensiero ti fa impazzire dal dolore che tu vorresti dire loro di tornare i giganti che erano quando eri bambina, quei due pilastri immortali e onniscienti, e invece ora sono solo due piccoli pezzi del tuo cuore, fragili e precari più di tutto il resto.

E poi un giorno non ci tornerai mai più.

E sei però sicuro che tutto ciò ti seguirà sempre e comunque.

Si chiama passato e fa parte di te.

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Che poi secondo me la cosa più nella è lo sguardo sghignazzante del maiale!

agnello

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