Archivi del mese: dicembre 2007

Ho perso la cognizione del tempo

Oggi in edicola ho chiesto La Repubblica e ho dato 1,30 euro al giornalaio, sottolineando che oggi è sabato!
Lo sguardo dell’edicolante e delle altre persone che mi guardavano con stupore misto a pena mi ha fatto tornare per un attimo coi piedi sulla terra.
Dove vivo?
Dove sono?
Dove sto andando?

Fra un pò comincerò anch’io a vagare nei campi del Tennessee e a chiedermi come ho fatto ad arrivarci.

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Stendo sul letto lenzuola pulite, sono rosa e hanno dei piccolissimi fiorellini azzurri sul bordo, profumano di pulito e il nostro letto è grande e comodo.
E mi ricordo di qualche giorno fa quando mi ci hai buttata su, mi hai alzato la maglietta e mi facevi con la bocca il solletico sulla pancia.
E io ridevo, e io ero felice.

E poi all’improviso ti sei fermato e sui tuoi larghi occhi un’ombra.
Io non ho capito subito, ma poi mi hai indicato col dito quel livido, quel piccolissimo livido che io avevo dimenticato, ma che sulla pelle bianchissima del mio addome spiccava in modo prepotente.
E mi hai detto e questo cos’è?
E lo sapevi cos’era.
E poi hai continuato a farmi le coccole, ma non eravamo felici uguale a prima.
E penso a cosa proverei se io trovassi sul tuo corpo un segno tangibile di un tuo dolore.
Su quel corpo che io amo al di sopra di tutto.
Quel corpo che mi mette in contatto con te, con la tua essenza.
E due lucciconi si formano ai lati degli occhi.
Oggi li mando via.
Quando tornerai da lavoro, se mi spoglierai nuda -oggi- non ne troverai nemmeno uno di livido.

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Potrei raccontare di come ho trascorso il Natale, di quello che ho (non ho) mangiato, dei regali che ho ricevuto, delle persone che mi hanno sbaciucchiato, degli sms di auguri ai quali ho praticamente risposto a monosillabi.
Ma questo credo non interessi a nessuno.

Potrei star qui a spiegare all’anonimo del commento al mio post più sotto che io criticavo l’illegalità di uno sciopero in quanto l’occupazione del suolo pubblico, l’ostacolare la vita e la libertà altrui, è illegale. E che comunque i miei problemi di salute sono lo specchio di un disagio mio che ha ben poco a che vedere con la crisi generazionale nella quale pur mi sento mio malgrado sommersa.
Ma questo non interessa farlo a me.

Potrei star qui a raccontare di  tante cose, ma  oggi mi viene così: sono sciapa.
Aggiorno perchè mi va, ma non ho niente da dire.

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Questa la devo scrivere!

Lo so che è di cattivo gusto, lo so che se la leggessi io in un altro blog torcerei il naso ecc ma ci tenevo a dire:

AUGURI A TUTTI
anche se in ritardo come le mie mestruazioni

Ci metto anche un pò di cuoricini in allegato che con l’atmosfera nataliazia stanno bene

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Aggiornamenti

La  palla dolorante è quasi rientrata con qualche nimesulide. Inutile dire che mi sono guardata allo specchio in questi giorni millemila volte perchè mi faceva venire un doppiomento angosciante, soprattutto quando casualmente mi specchiavo di profilo.

Il 31 dicembre mi scade il contratto di lavoro e ancora non so se comincerò il 2008 da disoccupata o da precaria.

Ho uno spaventoso ritardo nelle mestruazioni, in pratica la data era il 6. Ora, io ho un ciclo più irregolare dell’andamento delle borse di solito,  ma stavolta cacchio!
Sono sicura di non essere incinta primo perchè ultimamente si è fatto poco sesso, secondo perchè quel poco che c’è stato è stato strasicuro.
Forse sto semplicemente diventando un uomo data la scomparsa del mestruo, il turpiloquio sempre più turpe, le palle che escono fuori anche se al posto sbagliato. Fortunatamente ancora ho la voce delicata e un corpo quasi privo di peli.

I regali di Natale li ho comprati tutti, ne manca solo uno facile che andrò a prendere più tardi, ma so già dove.
Il 99% è composto da libri di vario genere, forma, prezzo, editore, livello.
Così anch’io mi sento parte del trionfo di consumismo intorno a me. 

Ho fatto una scoperta favolosa: le gallette di mais biologiche del discount, sono entrate subito nella top ten dei miei cibi preferiti.
Hanno solo 23 calori per galletta, sono strabuone e saziano tantissimo. A me sembra di mangiare patatine, e già questa cosa fa guadagnare loro mille punti.
Piacciono anche al mio cane, il quale in effetti mangerebbe anche un topo morto, ma ieri sera pareva davvero gradire la galletta.

Sto facendo una cura per rafforzare le mie scarse difese immunitarie, il mio medico mi ha regalato 5 confezioni di Resvis bollandomi come recidiva. E’ stato un bel regalo di Natale, e poi ha ragione: le mie difese immunitarie fanno schifo.

I buoni pasto che mi danno a lavoro sono riufiutati con una smorfia di disprezzo dalle cassiere di tutti  i supermercati che ho girato finora, sto pensando di usarli come biglietti per gli auguri natalizi.


Se qualcun altro mi manda una  e mail con quelle presentazioni in power point dove si raccontano storie di buonismo misto a fatti sovrannaturali, che di solito hanno per protagonisti angeli o bambini morti, beh, io vado a casa sua, lo guardo dritto neglio occhi e gli dico una cosa sola: vaffanculo.

Il mio pc ha un disperato bisogno di essere formattato, sta agonizzando da giorni e per aprire una pagina ci impiega tre ore.

Un’ultima cosa: qualcuno dei miei lettori saprebbe dirmi se è vero che i punti di Carta più Feltrinelli sono spendibili anche entro gennaio 2008? Mi pare di aver sentito questa cosa, altrimenti corro a usarli in questi giorni.

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Questione di tradizioni


Ogni anno, nel periodo che va dal 19 al 22 dicembre mi capita una cosa brutta.

Io, che non credo alle jettature & c, alle volte sono stata sul punto di ricredermi.
No, ma davvero, non dico per dire, ogni anno mi capita qualcosa.
Documenterò alcune vicende, tanto per avvalorare il mio assunto.

Era l’anno della maturità, quello in cui si fa la festa di fine liceo, e io avevo un vestito da sera pronto per essere inddossato, l’appuntamento dal parrucchiere e una voglia matta di andare alla festa che avevo preparato coi miei compagni. Ero all’epoca molto più frivola e mondana di adesso of course, e davero ci tenevo da morire.
Ma la mattina del 21 mi svegliai con le vesciche della varicelll sul viso, e, manco a dirlo, rimasi a letto.

Era il mio primo anno a Napoli, all’epoca giravo con un orrido individuo che ha reso nefasti due anni della mia vita, e già solo questo basterebbe, ma no, a me la sera del 19 dicembre rubarono la borsa e il cappotto appena comprato poggiato sul sedile dell’automobile. Borsa contenente TUTTO: documenti, chiavi (=cambio della serratura), cellulare, portafogli, appunti dei corsi universitari, tutto!

L’anno scorso ebbi il 21 un attacco di panico di quelli storici, ma questo non lo descrivo, fa ancora troppo male.

E nel corso dei vari anni che ho saltato si sono avvicendati svenimenti, malesseri e piccole sfighe varie ed eventuali.

Ieri ne parlavo con lui nel traffico prenatalizio, e sempre lui tentava, con la sua testa razionale, di convincermi che si trattava solo di casualità. Teoricamente sarei daccordo con lui. Il mio cervello mi impone di esserlo. E allora come si spiega che stamani mi sono sveglaita con una palla gonfia e dolorante sotto la mandibola?

Forse più che di maledizione parlerei di tradizione: c’è chi fa l’albero, chi il presepe, chi i regali, chi mangia il panettone…
Io, ogni anno, a Natale, devo bestemmiare anche  in aramaico tutto il calendario.

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Il meraviglioso mondo del lavoro!

Qualche giorno fa, "obbligata" da una bambina di 10 anni variamente con me imparentata, leggevo il profilo dei piccoli interpreti delle canzoni dell’ultima edizione dello Zecchino d’oro edizione 2007 (notare che nell’ultima frase ci sono più complementi di specificazione che vocali,un trionfo di genitivo!).
A tutti quei bambini, poverini, già costretti a cantare quelle ridicole canzoncine insieme al coro dell’antoniano, dove per entrare devi dimostrare di saper scrollare il capo a destra e sinistra nel modo più plateale possibile, sennò non ti prendono*, dicevo a tutti quei bambini hanno chiesto cosa avrebbero voluto fare da grandi: eccallà, come dicono, credo, a Roma: astronauta, musicista, calciatore, domatore di leoni…
Se cerco di ricordare credo che io a quell’età volessi fare la maestra: non sono mai stata tanto spericolata, nemmeno nei sogni.

Un giorno, avrò avuto al massimo 4-5 anni ero nel soggiorno di casa di nonna e mi ponevo la spinosa questione del decidere cosa avessi voluto fare da grande, per me era una cosa di  immediata urgenza, non potevo non aver già deciso. Allora passai in rassegna tutti i vari mestieri che non mi parevano male e provai a svolgerli: ricordo che tentai anche un passo di danza nonostante non avessi mai preso lezioni nè guardato più di tanto Ether Parisi alla TV. E sentenziai che avevo varie possibili scelte, quelle che ricordo furono nella rosa dei candidati: sarta, poetessa, pittrice, balelrina appunto, maestra.
A quel punto potevo andare a tavola, e mentre mi recavo in cucina scoprii che mia zia aveva asssistito a quelle mie prove da dietro la porta aperta. Avrei voluto che morisse lì in quel momento, ma feci finta di nulla, orami ero tranquilla, avevo preso quelle decisioni importanti!

Ritornando ai bambini dello Zechino e alla me di cui sopra ,non riesco a non pensare con l’amaro in bocca che tutti quei sogni, quelle velleità, quei desideri, te li trovi spiaccicati poi su uno squallido monitor del pc in una squallita azienda diretta da un volgare e  squallidopurelui capo.

E poi un bel giorno, sempre a lavoro nello squallore su citato vedi licenziata una persona senza alcun motivo, che dopo quattro rinnovi di un contratto a tempo determinato ti assumono o ti mandano via senza troppe spiegazioni.
E quella persona tu la stimavi perchè era una delle poche davvero preparate, quella che ti ha insegnato tutto e che ogni giorno ti insegnava ancora qualcosa, quella che come te non faceva la leccaculo e tu pensavi che tanto lei non ne avesse bisogno: era la più brava, caspita, più preparata dei capi e capetti vari, più professionale, l’unica a cui quel lavoro di merda piaceva.

Ma forse semplicemente stava sulle palle di qualcuno, o semplicemente dovevano assumere qualcun altro e posto per lei non c’era, o semplicemente sono degli stronzi.
E io l’ho vista andare via piangendo, che lo so come ti senti a non poter fare una cosa che ti piace mentre altri meno capaci di te continuano a farla.
Ora aspetto il mio turno, ho ancora un paio di rinnovi da giocarmi, ma quando manderanno via me sarà diverso: mi faranno un favore!
E mi sto già preparando il discorsetto di commiato: a quel punto mi tremeranno così tanto le gambe ma avrò tirato fuori un quantitativo tale di disprezzo che poi forse comincerò ad amare il resto del mondo!

*da piccola non mi perdevo un’edizione dello Zecchino, avevo tutte le cassette, e le ascoltavo fino alla consunzione, ma quei tizi che scuotevano il capo mi davano già sui nervi – forse  quella era una prima  spia della mia natura nevrotica e intollerante.

P.S. Ieri sera ho visto un film di merda Cujo tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, o ma perchè io, se comincio a vedere un fim devo poi finirlo?
Questo non c’entra nulla col post ma era per ricordare a me stessa tale increscioso episodio.

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