Archivi del mese: maggio 2007

Boris Vian: "La schiuma dei giorni"


Colin è un giovane parigino ricco e annoiato.
Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick ­ il suo migliore amico ­ un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre.
Poi, nella vita del signorino entra, in modo esplosivo, l’amore.
L’incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni.
Per la cerimonia nuziale, Colin non bada a spese: ingaggia un Arcivettovo, settantatré musicisti, quattordici Figli della Fede e due pederasti d’onore.
Nella chiesa, ridipinta di fresco a strisce gialle e viola, entrano anche le nuvole, profumate di coriandolo e di erbe di montagna.
Gli sposini si imbarcano in un lungo e stralunato viaggio di nozze nel Sud della Francia, scortati dal cuoco di Colin, Nicolas.
Al ritorno dal viaggio, Chloè si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, fatica a respirare. Mentre il tempo va sempre più veloce, e l’appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto…

L’ho letto in tre giorni: perchè quando un libro mi prende a tal punto non ci sono ma che tengano, lascio tuto il resto e mi do alla lettura.
Non conoscevo Vian come scrittore, non avevo avuto mai il piacere di leggere nulla di suo, mi piace molto la sua canzone Il disertore tradotta e interpretata da Fossati, e adesso questo romanzo, come al solito un suo regalo, mi ha regalato belle emozioni.
E’ riuscito soprattutto a regalarmi il piacere della lettura in sè, cosa che finora avevano saputo fare Joyce, Jelinek e pochi altri, giocando con le parole, i suoni, riuscendo a tirare fuori le sensazioni e a trasformarle in immagini,  ricorrendo spesso alla inverosimiglianza.
Non dimenticherò mai l’immagine di quando Colin viene contattato sulla pista di pattinaggio perchè Chloè sta male  e tutto intorno diventa solo un ostacolo per raggiungerla, nessuno si rende conto della sua impellente urgenza e le persone sono solo sagome di cartone che cadono con un tonfo sordo al suo correre forsennato da lei. E anche altre scene che però non voglio anticipare perchè se per caso  qualcuno fosse venuta voglia di leggere La schiuma dei giorni gli guasterei la lettura.

Adesso devo scegliere il prossimo libro… o forse riprendere Kafka che ho lasciato a metà sul comodino.

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Come una vecchia acida e bisbetica

Ecco come mi sento ultimamente.
Mi dà fastidio tutto, trovo maleducato o fastidioso il comportamento di un sacco di persone, irrispettoso e fin troppo irriverente quello di altre…
Forse sono un pò asociale,  in linea di massima amo la solitudine, farmi gli affari miei e soprattutto il non dover rendere conto delle cose che faccio e penso.
Invece noto una preponderanza nelle persone ad essere invadenti, rompiscatole e menefreghiste.
Come quando sono in fila al supermercato e la persona davanti aspetta proprio il momento di pagare per chiedere il costo di un determinato articolo, quando all’interno del supermercato ci sono le apposite colonnine su cui verificarlo quando non  se ne è sicuri. Oppure, sempre alla cassa cominciano a contestare prezzi e condizioni di vendita (tipo i 3×2), e infine ad accusare la commessa di non aver dato il resto giusto salvo poi puntualmente doversi ricredere senza provare il minimo imbarazzo.
O come quando facevo gli esami all’Università e non appena uscivo dall’aula e tentavo disperatamente di riprendere fiato o di comunicare l’esito al mio compagno che venivo attaccata da un nugolo di studentelle coi loro "chettiacchiesto?" "mailcapitoloduelochiede?" "mafadomandedigrammatica?" o peggio ancora appuntandosi le domande con realtive mie risposte su quadernetti e fogli vari.  Ma studiare l’intero programma no?
O come nell’autobus, o nel treno,  quelle persone che ti chiedono di spostarti perchè alla prossima devono scendere ma non c’è un centimetro quandrato di spazio in cui puoi farlo e a nulla valgono le tue promesse solenni di scendere e poi risalire a tua volta!
Insomma, io sono una persona che quando deve chiedere un’informazione lo fa a chi di dovere, che al supermercato fa la spesa e poi va alla cassa quando ha finito e deve solo pagare, che se un autobus è troppo pieno se la fa a piedi o aspetta il successivo, che soprattutto non si sognerebbe mai di rompere le scatole a chi visibilmente mostra insofferenza verso un mio atteggiamento.
E se questo lo penso a 26  anni, quando ne avrò 76 mi immagino già come quelle vecchie più acide dello yogurt scaduto.
Ma tant’è!

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Rimedio infallibile all'insonnia!

Due doverose premesse:
-io non sono affatto insonne, anzi dormo piacevolmente le mie 8 ore noturne, in genere dalla mezzanotte/una alle 8/9 del mattino.
-non mi perdo mai una puntata di Un posto al sole, la soap opera di Rai3, per il resto la Tv non la guardo praticamente mai, non conosco nemmeno quali sono i programmi, ogni tanto mi sorbisco Augias a mezzogiorno oppure Santoro il martedì sera (mi pare) per colpa sua, ma Un posto la sole non lo perdo mai, se sono impossibilitata a vederlo lo registro.

Ora torniamo al punto cruciale: ho scoperto che quando non riesco per qualsiasi motivo a dormire (stanotte vedi le solite zanzare malefiche, domani compro il vaporizzatore insetticida consigliatomi) mi basta ricostruire in mente le vicende di uno dei protagonisti della soap, chessò enumerarne i vari partner che si sono succeduti al suo fianco, le varie volte che tale personaggio è stato in fin di vita, oppure le volte che puntualmente è stato tradito.
Beh, con me funziona alla grande.
E’ un pò come contare le pecorelle, perchè alla fine le vicende si susseguono ciclicamente, quindi è gartantito l’effetto soporifero dato dalla ripetitività.
E nonostante tutto io ogni sera continuo a chiedermi cosa succederà, ad aspettare ansiosa il colpo di scena, e soprattutto quando vado all’Ipercoop mi fiondo nel reparto delle riviste per leggere le anticipazioni della settimana successiva su Tv, sorrisi e canzoni.

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Le conseguenze dell'amore

Una scena del mio film preferito.
Anche se in generale non amo classificare come preferito per me alcunchè, sia un film, un libro, un disco o quanto altro.
Solo che questo film l’ho visto 100 volte e lo rivedrei altrettante.
Perchè mi fa arrabbiare, mi fa pensare, mi fa commuovere, mi fa riflettere.
Poi Servillo è un grande
Come lo è anche ne "L’uomo in più"


che forse, concettualmente, mi piace anche più del precedente…

Ecco, vorrei scrivere qualcosa su questi due film, ma non ci riesco, da dieci minuti scrivo e poi cancello, perchè secondo me non si commenta l’arte, la si guarda e si coglie ciò che l’artista ha voluto darci, a ognuno di noi in modo e misura diversi.
E allora è meglio che sto zitta, magari stasera ne riguardo uno dei due, oppure ascolto la colonna sonora.

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Vivere senza ansia

non me lo ricordo più com’è…

O meglio vivere senza ansia di quella diciamo… "patologica".
Perchè io ansiosa lo sono sempre stata, ho ereditato questa piacevolissima caratteristica da entrambi i miei genitori che nel mondo sono le due persone più ansiose che conosca.
Ma se da piccola avevo ansie più generali, sul futuro, sul lavoro, sull’amore, sulla salute (tutto questo già quando ero piccolissima!) è da circa 6-7 anni che ho conosciuto quella tremenda bestia che è tanto amica dell’attacco di panico. E da lì non mi ha più abbandonata se non per brevi periodi.
Beh, dopo tanta psicoterapia e lavoro su me stessa, discussioni infinite col mio compagno e quanto altro diciamo che la gestisco abbastanza bene, la conosco e quindi la affronto come meglio mi riesce all’occorrenza.
Però stamattina al supermercato -luogo da me temuto per eccellenza nei periodi neri- non è stata molto piacevole quella sensazione di respiro che mancava e conseguente iperventilazione, il battito del cuore a un miliardo e la paura di morire.
Comunque ho gestito tutto per il meglio al momento, niente attacco di panico, niente fuga, niente richiesta d’aiuto nè pizzicotti dolorosissimi che mi do nei momenti più disperati.
Oviamente dopo mi sono sentita una nullità, come al solito. Perchè dopo davvero mi sento un essere infimo, la cosa più deprecabile che esista sul globo terrestre.
E’ lì che vorrei un abbraccio, un sentirmi dire che va tutto bene e che non  è successo niente.
Ma quell’ abbraccio non può arrivare, perchè i miei non sanno nulla, oh io sono bravissima a tenere tutto per me, a dissimulare davanti a loro, anche perchè li vedo pochissimo. E anche gli amici non sanno, o almeno non sanno tutto. Gli altri… beh, gli altri è meglio che non sappiano, i loro giudizi non sarebbero certo un toccasana per me che ho l’autostima sotto i piedi, ma soprattutto sarebbero testimoni scomodi nei confronti di chi non deve sapere.Solo lui sa, ma a lui non posso chiedere più nulla, mi ha già dato tutto e il resto non c’è. Non posso chiedergli più di essere forte per tutti e due, lo ha fatto per troppo tempo. Adesso devo camminare un pò con le mie gambe e smettere di cercare quell’abbraccio.

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Milan Liverpool 1-0

Almeno questo il risultato mentre scrivo.

Sarò l’unica, o una delle poche in Italia, che tifa Liverpool. Ma così, distrattamente, mentre lui guarda la partita in poltrona e io cerco di lavorare un pò, tentando di tenere sù gli occhiali che tolgo ogni tre minuti.

I miei dirimpettai, la cui vita è pubblica per il 99% del tempo urlano come aquile, e ogni tanto penso che il Milan abbia messo a segno un altro tiro,  poi invece il risultato non cambia se guardo lo schermo della Tv, e mi rendo conto che si stanno semplicemente insultando come al solito.

E io in questo attimo, sento di essere serena.
Ci sono io, c’è lui, c’è il nostro cane che deve fare il bagno!
Tutto un vociare intorno, tutto un sentire parole, suoni, odori, ma nel più profondo del mio cuore c’è un piccolo luogo, come un’oasi, è blu profondo ed è una goccia di serenità.

Forse la felicità è così, una cosa fatta di piccoli attimi come questi.

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Autoanalisi

Che io abbia un rapporto complesso col cibo è una cosa scontata, ma di cui mi rendo effettivamente conto da poco. O meglio è da pochissimo che lucidamente accetto questa cosa, mentre prima tendevo a ignorarla quasi volutamente, oppure semplicemente c’erano altri problemi che mi prendevano di più.

Comunque in queste ultime settimane ho notato una cosa: quando comincio a mangiare, indipendentemente dal fatto che sia affamata o meno, mi sento nervosa, arrabbiata, oppure non ci penso e basta mi metto a tavola e mangio.
Poi, boccone dopo boccone, comincia a serpeggiare qualcosa nel mio petto.
Una sensazione simile alla commozione,  e mi viene da piangere.
E’ come   quando litigo con lui, prima lo insulto (gratuitamente), poi mi arrabbio sempre più, mi sfogo, mi dispero, mi scarico e infine scoppio in lacrime e mi sciolgo nel suo caldo abbraccio che non manca mai. E’ come se mi sentissi sempre in collera col mondo, e così attacco chi amo di più,  poi passa e piango calde lacrime di coccodrillo, come una bambina stupida.

E adesso mi capita questa cosa,  mi viene semplicemente voglia di piangere.
Poi ovviamente non piango, ma la sensazione è quella. 

Mi sa che devo cercare di capirci qualcosa.

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