Archivi del mese: agosto 2010

e ti tieni la voglia
rimani a pensare
come diavolo fanno
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Mi si perdoni, ma 'sto post s'ha da scrivere rosa

Noto da un  po’ che tutti i miei amici/colleghi/conoscenti uomini mi domandano con insistenza di presentargli un’amica.
Generalmente sono uomini di età di poco superiore ai trent’anni, da un po’ single, tendenzialmente sfigati col genere femminile, e non privi di quel tocco di cinismo che, secondo me, è una bella conquista.

Così oggi ne parlavo con lui, e mi dicevo che tempo fa sentii quella cosa del tipo che per ogni uomo ci sono in media sette donne o giù di lì.
Io invece ho amici/colleghi/conoscenti single, e amiche/colleghe/conoscenti impegnate.
Il conto non mi tornava, e lui, con la sua solita aria serafica, mi ha detto semplicemente: perché le tue amiche sono tutte belle.
E sì che ha ragione, sia quelle conosciute via web  che quelle della vita reale, caspita, sono tutte belle!
Il conto continua a non tornarmi, ma al momento manco mi interessa più, sono nel pieno della mia joyciana epifania.
Complimenti girls!

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Lui mi prende in giro, dico che sono stata in ferie, dove per ferie intendo ferie dalla vita, niente uscite a piedi, niente forzature nel fare le cose che non mi va, neinte di tutte quelle cose che mi tenevano su, una botta di depressione da cui fatico a rialzarmi, anche se poi nei momenti di lucidità mi rendo conto di quanto mi stia facendo del male, di quanto tempo io stia sprecando, di come mi pentirò amaramente di questi giorni, mesi, anni buttati nel cesso quando mi si riaccendrà la lampadina, spero, voglio sperare che riaccadrà, come l’altra volta.
Qui fa un caldo allucinante oltretutto, e già questo mi mette in difficoltà, si sa, ma non è una scusa valida.
La scorsa settimana, in un momento di euforia, sono andata a fare shopping, ho comprato numero due pantaloni della stessa marca, della stessa linea, erano attaccati allo stesso espositore, uno taglia M, l’altro taglia XL, e, cosa ancora più ironica, quello taglia XL mi sta giusto, quello taglia M mi sta  larghino.
Ok, come aneddoto non è un granché, però per me che tendo sempre a riunnire tutto in categorie e definizioni è una giusta punizione! E’ comico sovrapporli e scoprirli uguali, anzi quello più basso come taglia un po’ più grande di quello con la taglia maggiore, entrambi con un punto vita largo quanto la lunghezza che va dal mio gomito all’attaccatura della  mia mano.
Qui si sposano tutti e ho tanti confetti in giro per casa.
Una recente sposina argomentava al mio lui che la cosa bella del matrimonio è essere riusciti a sposarsi, essere riusciti ad organizzare una bella cerimonia, un pranzo per parenti e amici e aver fatto delle foto in cui si viene bene.
Giuro, diceva proprio così, e la cosa più comica era lui che la guardava attonito e non capiva se era seria. Ma lei era proprio seria.

Sto imparando un sacco di parolacce nuove da un collega di lavoro, e questa sì che è una cosa utile, per il resto niente.

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Passo tanto tempo a guardare le foto, da sempre.
Anche se io nelle foto non ci sono mai.
E guardo sempre foto di gente che neanche conosco ora che la tecnologia e i social network si sono impossessati di parte della mia vita.

E nelle foto sono sempre tutti sorridenti, e sereni, e sembra sempre una festa, e io sto lì a guardare, e cliccare e guardare.
Colgo stralci di vite che non sono come la mia, che non sanno niente della mia vita, quella vera, quella reale.
Rubo scene che immagino e che non invidio, ma che mi aprono una finestra sugli altri mondi, quelli che non vivrò né vivrei mai. Eppure sono lì che guardo, e alle volte riguardo. 
Cosa penso? Non lo so, perché dentro di me c’è un universo popolato da fantasmi, e mi viene anche da ridere quando mi dicono che sono una bella persona, bella fuori mi pare oggettivo, non lo sono, anche se posso piacere ad un uomo o qualcuno in più, bella per me vuol dire un’altra cosa.

Bella dentro è persino ironico! Che cazzo ne sapete di cosa c’è dentro di me?
Dentro di me c’è paura, ci sono ossessioni, c’è rancore, tristezza, rabbia, solitudine, egoismo, dolore, autocommiserazione e tutta una serie di amenità di questo genere.
Bella dentro e bella fuori, buahahahah, sì, sì, come no?
Durante il mese di agosto sprofondo sempre tanto giù, quest’anno siamo scesi un po’ di più.
Io vorrei solo sapere perché non  sono come loro, una fra le tante. E per favore, smettetela di guardarmi con favore.

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Che poi tu invece resti in piedi, e sei ancora sana, e qualcosa non ti torna.
Perché se un pezzo di te muore, di morte naturale hanno scritto su quel certificato, e in casa continui a tenere le sue ciotoline, e le sue cose, e il suo odore, e quando ti alzi di notte stai ancora attenta a non calpestarla, e un pugno di riso in più per lei continui a cuocerlo e quando apri la porta ti aspetti di trovartela fra i piedi.
Ma poi non è così.

La realtà è così crudelmente vera che ti sbatte in faccia senza se e senza ma.
E non tiene conto di come stai tu.

E questa sintassi disordinata riflette tutto quello che c’è dentro di me che ancora non riesco a credere che un pezzo di vita finisca così.
La morte ti entra in casa e colpisce così, ex abrupto, e non puoi farci nulla, non hai neanche qualcosa da rimporverarti.
E così capisco che è finita una parte di vita, quella in cui noi eravamo noi, e adesso siamo solo io e lui, due di due, non tre di tre.
Ma due di due è anche uguale a io+te, e se manca qualcosa non puoi metterci un po’ di stoffa a coprire il buco.

Siamo partiti in queste settimane, siamo andati un po’ in giro nei giorni in cui il lavoro lo ha permesso, negli altri giorni il lavoro è stato una grande mano, sospendere la dimensione del dolore soffocandola in quella del dovere rende persino il dolore più lontano, sembra.
Ho ripreso a mangiare, anche se ogni singolo boccone per andare giù ci mette qualche secondo di troppo, e credo che riprenderò a fare tutto il resto.
Ed è questo che è brutto, risalire sulla giostra a girare, girare, girare, anche se un pezzo di te se n’è andato via, e un giorno te ne andrai anche tu, e la giostra continuerà a girare per chi ti ha amato, per chi ti ha odiato, per chi ti ha conosciuto, e per chi non ha idea di chi tu sia.

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Ciao piccolo pezzo di cuore,
vorrei parlare dei tuoi occhi che mi guardavano anche dove non si vedeva,
vorrei parlare di quello sguardo limpido che non ha mai conosciuto cattiveria, bugia o falsità.
Vorrei parlare del tuo amore sincero, totale, viscerale,
vorrei parlare dei tuoi giochi, delle nostre abitudini, delle chiacchierate in cui io parlavo e tu ascoltavi e ci capivamo,
vorrei parlare della tua gioia incontenibile per il semplice rivederci anche dopo qualche ora di lontananza.

Vorrei parlare delle volte che mi facevi disperare perché riuscivi sistematicamente a piazzarti lì al centro della scena, proprio dove io avevo da fare.

Vorrei parlare delle volte che mi nascondevi le pantofole sotto al letto, o di quando mi rubavi una maglietta perché volevi dormirci sopra, o di quando mangiavi tutto quello che mi cascava inavvertitamente anche se non avresti potuto, o di quando ti preparavo la pappa e piangevi aspettando che si freddasse perché eri troppo impaziente, e di quando io stavo male e tu non mi lasciavi sola neanche per un istante, o di quando litigavi con  Lui perché lui voleva pulirti e tu invece eri proprio a tuo agio piena di munnezza, e quando la tua testolina spuntava in mezzo alle mie gambe quando ero seduta a scrivere, dei tuoi approfonditi studi sulla stampante del computer e della tua capacità ad infilarti in ogni posto in cui potessi far danni!

Di quando io piangevo come una cretina e tu mi mandavi i baci.

Mi manchi tanto, mi manchi troppo, mi manca accarezzarti, sentire i tuoi passettini che mi seguono ovunque, mi manca quell’amore che ha i saputo dare così grande, così illimitato, mi manca sentire  quella tua fiducia che nessuno mi ha mai dato o mi ha mai chiesto.

Ti rivedo lì, dove ti abbiamo lasciato sola, sola perché tu lì ci hai lasciato soli, sei andata via, perché dalle nostre mani sei andata nelle mani della morte, e ora non ci sei più, e qui è tutto vuoto, tutto troppo pulito, tutto troppo silenzioso, tutto troppo inutile.

Io l’ho visto quando i tuoi occhi non guardavano più, quando il tuo cuore non palpitava più e non sentivi più il mio odore.

Io l’ho capito perché è stato lì che mi hai salutato, piccola sciocchina che capiva tutto e che faceva capire tutto.

Ciao piccola, ciao, ciao, ciao…

Qualcuno ha detto che è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati, non lo so,, non lo so, so solo che lasciarti lì, dove ci avevi già lasciato tu, è stata una cosa atroce. E adesso stare qui senza di te è anche peggio.

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Quando soffri i luoghi comuni servono.

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