Archivi del mese: dicembre 2010

Strano, ma capita anche a me di non riuscire a trovare le parole.
O forse devo arrendermi: certe cose non si possono scrivere, non si riescono a scrivere, ma solo a provare.
E devo quindi accettare di conservarne come unico ricordo quello della mia mente e del mio cuore.
E' tutto un sogno destinato a svanire, un'emozione provata e un po' vissuta anche se non del tutto.
Un ricordo destinato a sbiadire negli anni, a perdere quei contorni ora così nitidi e in futuro forse reinventati ad arte: per non perderlo, per non perdere gli attimi, i minuti, le ore.

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Chi mi conosce nella vita reale dice che l'ho presa bene.
Chi mi legge in queste pagine virtuali dice che l'ho presa male.

Qualcuno si stupisce nel vedermi camminare in posizione eretta.
Qualcun altro minimizza e mi chiede perché non faccio un figlio ora.

C'è chi si preoccupa sul serio e chi mi squadra da capo a piedi per vedere quanto sono dimagrita.

Ci sono i giorni in cui non uscirei di casa neanche per comprare il pane e altri, come oggi, in cui è stato bello uscire, andare in libreria, comprare tanti (troppi) vestiti e poi a casa misurarli tutti di fronte allo specchio, e poi è stato bello stare con lui, e cucinare per lui, e mangiare insieme e fare sesso sotto al piumone al caldo in una camera che sembrava l'interno di un congelatore, e adesso accoccolarmi sul divano per vedere un film.

E sarà per le giornate come questa che vivrò.
Per quelle buie sopravviverò aspettando che passino.

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Sono stanca.
Vorrei essere coraggiosa,
vorrei non dover essere coraggiosa.
Vorrei avere la forza di affrontare le cose con serenità.
Vorrei smettere di sentirmi in colpa e giudicata da tutti.
Vorrei non sentire sempre il peso di un dovere universale, di una responsabilità illimitata, di un essere accondiscendente nei confronti delle aspettative che credo gli altri abbiano nei miei confronti, e che probabilmente non hanno per giunta.
Vorrei trovare pace, e un po' di serenità.
E vorrei non sentirni in colpa pesino di scrivere queste cose qui, nel mio diario.
Vorrei tante cose che ho sempre voluto, che mi sono sempre ripromessa, che ho sempre anelato, ma credo che se non è cambiato nulla finora difficilmente in futuro cambierà, e starà a me riuscire o meno a rassegnarmi.
Perché deve essere sempre tutto così difficile?
Per una volta, una buona volta, non potrebbe andare tutto liscio da sé?
Per un po', non per molto… eppure sembra così improbabile.

 

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E poi c'è di nuovo che siccome mi sono rotta le palle di essere sempre forte, e sorridente e accomodante ed edulcorante mando tutti a quel paese e comincio a urlare anche al mondo vero, e non solo qui, che mi girano vorticosamente i coglioni, ok?
E poi a usare le parole come meglio credo, anche quelle che non esistono, che se mi piacciono le faccio esistere io.
E poi vorrei ubriacarmi e fregarmene delle conseguenze di tutto quello che faccio o dico o provo o faccio credere agli altri.
Mi sento in diritto anche di ferire gli altri, per una volta, perché non è mica facile stare sempre attenti ad essere dolci e gentili con tutti e ad avere sempre una parola buona e utile e discreta per tutti.
E no, adesso mi sono rotta per davvero.
E la prima persona che mi parla di angeli custodi riceve una testata sui denti, e la prima persona che mi dice "grazie a dio" idem, e la prima persona che mi dice BuonNatale si prende un insulto di quelli che non dimenticherà mai più:
IL NATALE NON ESISTE, COME NON ESISTE DIO E TUTTA LA COMBRICCOLA, OLTRETUTTO, SE ESISTESSERO, SAREBBERO DEI GRAN BASTARDI A PERMETTERE CHE ALLA GENTE ACCADANO QUESTE MERDE. Ok?

Tanto lo so che questo rimarrà solo uno sfogo, che dopo aver risposto male a mia madre, a lui e a qualcun altro tornerò la cogliona dolce et sensibile di sempre, a chi voglio darla a bere?
E poi continuo a vedermi le guance enormi, e paffute, e ciccione e mi viene voglia di prendere a pugni lo specchio.
Lo so che i quintali di cortisone avrebbero potuto fare danni e che io invece sono stata così francescana da non ingrassare un etto, ma la faccia, quella sì, mi è diventata una faccia da cicciona.
Inutile che mi si dica il contrario, non ci credo.

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La nuova Moleskine sulla scrivania, quella che piace a me, con la copertina morbida e la divisione settimanale, con accanto la pagina libera per appuntare le cose necessarie, o un pensiero estemporaneo, una citazione, un passo.
E anche se siamo ancora a dicembre del 2010 ho già una cosa da appuntare, o qualcuna in più se vogliamo considerare anche gli impegni ad essa correlati: ovvero il nuovo ingresso nel tubo per i primi di marzo.
La mia vita sarà inevitabilmente scandita ormai da questo genere di impegni, quelli che mi hanno sempre terrorizzato finora, quelli che non possono farmi più paura adesso, perché mi fa paura qualcosa di estremamente più grande e più pericoloso, qualcosa che non è innocuo come le cose di cui generalmente ho paura ma che anzi mi attacca da dentro, bastardo!
Tutti stanno lì a ripetermi che sono forte, che io ce la posso fare per il semplice motivo che sono io.
Col cazzo!
Io ho paura, paura e paura e non è che sono forte e che ce la sto facendo alla grande, è che devo per forza affrontare tutto, non ho via di scampo.
E solo perché non mi strappo i capelli o non piango davanti agli altri non vuol dire che io sia serena.
E solo perché continuo a ridere e sorridere non vuol dire che non mi senta gli occhi bruciare dalle lacrime, ma in fondo io voglio continuare a ridere, fino alla fine, fino a che potrò, perché è questa vita a essere ridicola fino al punto da farci sorridere anche delle nostre disgrazie.
E poi adesso ho un'ottima scusa per chiedere di parcheggiare lì dove prima non era possibile, e chiedere agli amici e ai parenti di fare qualcosa al posto mio perché sai, non me la sento, io…
E poi adesso che faccio, mi metto a piangere fino a che metteremo un punto a quello che mi resta dei miei giorni?
Non mi sembra il caso.

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E' che solitamente le cose brutte accadono agli altri, quelle per cui ti incazzi con la vita, quelle che ti fanno scorrere un brivido lungo la schiena e ti fanno dire che da quel momento in poi farai attenzione a come passerai le tue giornate, quelle che ti danno le lezioni di vita e ti riprometti di pensarci sempe, poi però in fondo ti senti intoccabile, non credi sul serio che potrebbe capitare a te, perché è così, non accettimo ciò che ci fa paura, lo teniamo lontano da noi e ci stingiamo a quello che abbiamo. Poi quando ti capita per davvero è così assurdo da non volerci credere, e in realtà non ci credi davvero.
Io mi rifiuto categoricamente di accettare di essere malata, non ci credo, non voglio.
La pietà della gente mi fa orrore e la solidarietà ancora di più.
Io voglio i calci nel sedere e i doveri, e gli obblighi e tutto quello che c'era prima, non è che sicome c'ho la merda nel cervello tutto deve cambiare.
Ma tutto è già inevitabilmente cambiato, sono io che non voglio accettarlo.
No, no, no e no!

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Ho imparato parole nuove, come rachicentesi, ho scoperto che posso fare un prelievo di sangue senza svenire, ho constatato che posso addormentarmi da sola, anche su una barella temendo di cadere da un momento all'altro, e che posso camminare anche se sono digiuna da un secolo e le gambe tremano, e posso persino chiudermi in bagno, perché se è un bagno pubblico devi per forza farla lì, anche se sei in pigiama, e che possono infilarti un ago nelal schiena dimenticando di spruzzare l'anestetizzante e in quel momento non senti niente, neanche il dolore, ma solo il desiderio che finisca presto.
Ho capito che le persone possono esserti accanto, che possono aiutarti, che c'è qualcuno che è visceralmente parte di te, così tanto da riuscire a sentire le sue braccia intorno a te anche solo col pensiero, e quelle braccia riesci a sentirle veramente.
Ho capito però che in fondo siamo soli in un modo assoluto, che la solitudine è la nostra condizione più profonda, anche se tentiamo di fuggirla.
E il bene come il male lo sentiamo sulla pelle, e gli altri, anche i più vicini, possono compatirci, amarci, starci accanto, ma non possono soffrire o giorire al posto nostro, e farlo insieme non è la stessa cosa.
Ho capito che le persone che ami possono farti male, perché l'amore e la malattia non sempre vanno d'accordo, e se tu sei malato non riesci a lasciarti amare, specie da chi non sa amare, e tu non sempre puoi essere quella forte che sa indicare la strada o togliere gli ostacoli.
Ho capito che adesso la mia vita sarà una strada con molti tornanti, e non so in che modo troverò il coraggio per incamminarmi, anche se in fondo lo sto facendo già, benché io non voglia, non lo voglia con tutte le mie forze, e buttarmi giù dal balcone mi sembra sempre la scelta più ovvia, semplice, indolore.
Ho paura di tante cose, anche se in fondo nulla mi fa più paura come prima, ho una paura diversa, che mi stringe lo stomaco e non mi lascia respirare, non mi fa parlare, non mi fa dire, e non mi lascia scrivere neanche le pagine di questo diario.
Ho tanta rabbia in me, sono così arrabbiata da essere incredula.
E poi sono tanto, tanto, tanto, tanto triste.
Infinitamente triste.

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