Archivi del mese: agosto 2011

E' che non sono sicura di ispirare simpatia all'orso polare, altrimenti avrei già traslocato al Polo Nord…

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Se continuo a girare per casa seminuda è colpa del caldo. 
Se mi invento fantomatiche mise, con le quali mi arrogo il diritto di uscire magari sul balcone, è perché non ne posso più di sentire nulla che emani il minimo calore, e quindi più svestita sono  meglio è.
Se taglio i vestitini in modo tale da coprire a stento le mie pudenda è perché non sono una sarta,  e non sono capace neppure di prendere decentemente una misura.
Se mi affaccio al balcone a prendere i panni col vestitino a filo di chiappa di cui sopra è perché  in un'orario insolito – tipo le tre del pomeriggio – il corso è deserto.
Se il mio vicino di casa fuma da dietro le tapparelle – tipo alle tre del pomeriggio – è ovvio che se io mi spogo dal balcone accanto al suo lui si trova di fatto  dietro di me, e io gli metto in bella mostra il mio sedere praticamente seminudo (avevo le mutande eh, solo che non sono esattamente quelle della nonna che coprono fino a metà coscia). 
Se il giorno successivo  non riesco, con mille sacchetti in mano, ad aprire il portone del palazzo, non c'è da stupirsi se lui incrociandomi sia particolarmente galante nell'aprirmi il portone, farmi passare e richiuderlo accuratamente alle spalle.
Che io sia diventata color peperone è ovvio.

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Penso al messaggio anarchico del benzinaio oggi.
Di quel ragazzo bellissimo venuto da chissà dove.
L'accento era quello dell'est, potrebbe essere, anche se il colore della pelle diceva tutt'altro.
E mentre di buona lena sbrigava i suoi compiti, chiacchierava con noi e il fruttivendolo che gli aveva portato un'anguria in regalo.
E mi ha detto una cosa molto saggia: "sa signora dov'è che si sta bene? In Antartide, perché lì nessuno comanda".
E io penso che lui sa dire Antartide in italiano, io in inglese per esempio non lo so dire.
E chissà quante cose sa che non gli servono per riempire i serbatoi delle nostre macchine.

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Lui scatta foto a lei. 
Lei viene notoriamente male in foto. 
Lei odia vedersi in foto.
Lei odia vedersi in generale, ma questo è un altro racconto.
Lei ha il volto stanco e senza l'ombra di trucco e i capelli raccolti in un improbabile chignon.
Lui, dicevamo, le scatta foto all'improvviso, lei, abilissima, fugge l'obiettivo e, col suo tono da maestrina, lo rimprovera: 
lo sai che vengo male e che non sopporto di vedermi in foto, conciata così per giunta!
e lui:
– ma stai bene, non c'è un momento in cui sei meglio di così.
Lo sai che mi piaci al naturale, come il tonno…

 

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Non sono andata in ferie
Non sono morta
Non è tornata del tutto la mano, ma mi sto abituando
Non mi piace l'estate
Non sto mangiando come si deve
Non sto pulendo casa come si addice ad una brava femmina
Non sto dormendo decentemente da settimane
Non sto facendo cose che dovrei fare

Ma 

Non mi lamento

C'è di peggio
Potrebbe andare peggio.

E l'importante è riuscire a stare sereni anche in mezzo ad una bufera.
Io non sono proprio serena, no, ma ci provo a pensare che andrà tutto bene, e se non lo farà ce ne occuperemo al momento, preoccuparsene prima è inutile.

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