Archivi del mese: febbraio 2009

Ho scoperto che a Napoli un sinonimo di edicolante è
‘o giurnalist’
(= il giornalista)

E Lunatik che si affanna tanto!!!
Cara basta che tu apra un’edicola!

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C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato

(I. Fossati)

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Non è un buon momento, come ciclicamente inizia qualche mio nuovo post.

Il problema è che sono in un periodo in cui non potrei permettermelo, e invece mi sto lasciando andare.

Mi capitano questi momenti in cui vedo tutto grigio, e perché tornino i colori ci vuole sempre un po’ di tempo.
Tuttavia la paura è rimane quella, perché ogni volta il fatto che torneranno non è poi così scontato.

Lui mi sta molto vicino, come al solito, come sempre.
Eppure non posso fare a meno di notare una nota di fastidio, e forse mi fa più male quella che tutto il resto, benché sia quanto di più comprensibile, considerando gli sforzi che gli ho sempre visto e vedo fare per strapparmi un sorriso, per rendermi felice.
Tempo fa, parlo di qualche anno fa, mi scrisse un sms che suonava più o meno così: forse un giorno qualcuno o qualcosa ti renderà felice, forse non io, ma so che quello sarà il giorno più bello della mia vita.
Io promisi dentro di me che quel giorno glielo avrei lasciato vivere, accanto a me, perché se c’è qualcuno che può rendermi felice questo è lui.

Eppure io sono una che l’infelicità ce l’ha dentro.
Giù in fondo.
E penso di essere una sciocca, perché vado contro ogni mio principio morale, contro ogni mia idea, contro ogni parola che mi riempie la bocca.

Tutto sommato credo che passerà anche questa, ma il rammarico è forte per il fatto di vedere che sto sprecando giorni della mia vita che potrebbero essere giorni belli, sereni, e invece sono solo momenti che dovrò dimenticare, e che non dimenticherò.

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Il regno delle fate

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Restare chiusi nel bagno del teatro durante il concerto di Ivano Fossati non è un’esperianza esattamente piacevole.
Lo immaginavo, ora ne ho le prove.
Per fortuna la serratura ha ceduto  subito.

Ecco perché odio i bagni pubblici, fossi nata uomo sarebbe stata più facile la questione.
In ogni caso il concerto è stato stupendo.

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Non è che mi vada molto di parlare in questi giorni, sarà la tosse che ancora non mi passa e che mi impedisce di ridere senza poi farmi accasciare per terra, sarà la stanchezza ormai cronica, sarà che lunedì scorso si è quasi avverata una delle mie più grandi paure in assoluto e ho avuto un quasi-svenimento a scuola, e da lì tutta una serie di paure e ansie che tornano a fare ciao-ciao con la manina.

Stanotte ho sognato la mia psicoterapeuta, che voglia di rivederla…

Ho dato anche un altro paio di esami sissini e ho preso in consegna il materiale per i prossimi, che poi saran gli ultimi oramai (cit.)

Ho assistito disgustata al caso Englaro, ma non voglio spendere parole in merito, troppe ne sono state dette, e troppe ne vengono ancora dette, io dico solo che sono sempre più sconcertata dalla realtà bieca e meschina che ci circonda.
Chissà se fuori Italia è davvero diverso, spero di sì.

Ieri a lavoro ero in silenzio stampa, ufficialmente, e i colleghi non hanno potuto fare a meno di notare il mio umore nero, ma sono in quella fase che me ne frego di quello che notano gli altri.
E’ che in realtà mi sono rotta i coglioni, per cosa di preciso poi non lo so.
E allora mi comporto come quelle acide ottuagenarie che ormai se ne fregano di quello che pensano gli altri e vanno a gettar briciole di pane ai piccioni nei giardini, perché in fondo è un’attività rilassante, e ho sempre desiderato tantissimo farlo, solo che qui non ci sono giardini con piccioni e mi limito a lanciare pezzi di crackers dal finestrino della macchina.

Sto ricominciando a scriver più spesso su carta, che è cosa bella, ma qualche giorno magari trascrivo tutto qui, altrimenti che senso avrebbe tenere un blog?

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nugae

Due cose:

– dopo aver avuto l’onore e il piacere di ascoltare dal vivo, dove dal vivo intendo nella stessa camera, il primo violoncello del San Carlo ho capito che adoro il violoncello.

e l’altra, meno eclatante, ma sempre bella

-una delle cose che mi piaccion di più  è infilare il naso nel bucato appena raccolto e perfettamente asciutto.

da qui una terza

-l’odore della sua pelle riesce a darmi i brividi più profondi che possa concepire

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