Archivi del mese: maggio 2011

Portami al mare
fammi sognare
e dimmi che non vuoi morire.

Perché ieri al mare con te sono stata proprio bene, anche se dobbiamo portare sempre con noi questa presenza scomoda e non richiesta, riusciamo ad ignorarla mentre lecco il mio cono gelato e ti chiedo se sono sporca di cioccolato. 
Vorrei riuscire a guardarmi con gli occhi innamorati con cui mi guardi tu,
vorrei vedermi bella come mi vedi tu,
vorrei non pensare continuamente a quanto  durerà

oggi è d'ritt'
diman è stuort
e chesta vita se ne va

cantava Pino Daniele
Oggi siamo ancora dritti, in piedi,  e camminiamo anche se io mano nella mano non ci riesco che devo avere il mio spazio, e  ai giardinetti ho paura dei bambini, e poi ho sputato tutto quel caffè osceno che avevano spacciato per tale, ma perché poi voglio dare la colpa al caffè che in quella tazza non c'è mai stato?  A dirla tutta inolte non c'era neanche al tazza perché avevo chiesto un monouso.

Voglio tornarci presto al mare, e a farti le scenate di gelosia perché penso che guardi le donne in costume da bagno, anche se hanno tre dita di cellulite sulle cosce mi sembrano sempre più belle di me.
Voglio tornare a perdermi con te nel piacere di una notte in albergo, coi letti troppo scomodi per dormire e le ore da riempire col fremito dei nostri corpi.
E per poi tornare a casa e sentire il profumo delle mie cose, e mangiare la pasta al pomodoro che come la faccio io neanche lo chef del ristorante di lusso dove ci hanno chiesto un prezzo esorbitante per una roba minuscola.
E per poi tornare a casa nostra e sistemare le nostre cose e i tuoi vestiti che sanno di te, e affondo il naso in una felpa e mi sento fra le tue braccia, e dopo un po' le tue braccia sono lì intorno a me.

Lo so che sono insopportabile, e lo so che non dovrei passare ore e sere e giorni a parlare della mia malattia, e che me lo hai detto mille volte anche tu che non ne morirò, e però ho tanta paura amore, ho paura e sto finendo per parlarne di nuovo.
Ma se mi stringi forte ho paura di meno, perché fino a che le tue braccia saranno intorno a me non potrò perdere l'equilibrio e so che non mi farai cadere, anche se urlerò come una scema.


 
 

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Non riesco a smettere di leggere la pagina di Facebook "E' tutta colpa di Pisapia" senza sghignazzare come una cretina. Ormai la mia vita ha subito un rallentamento a causa di ciò, e, ovviamente, è colpa di Pisapia. 

Oggi è domenica e ho preparato per pranzo un'insalata di riso, era buonissima, ma a Napoli è quasi scandalosa questa cosa, considerando che non c'era neanche il dessert, e ancora aspetto il caffè.

Ieri mi sentivo proprio bene, oggi un po' meno, ma non fa niente, devo solo cercare di evitare di trattarmi e farmi trattare come una malata, altrimenti non se ne esce più, e se la testa fa male pazienza, e se il collo fa male, pazienza, e se la testa gira pazienza.
Voglio stare bene, e non voglio rassegnarmi a vivere una vita a metà.

Lo so che una parte importante devo farla io, e ce la sto mettendo tutta, anche se a volte è così difficile guardare il mondo e sentirsi in grado di affrontarlo, di mischiarmi alle voci, ai suoni, agli odori, ai colori, all'imprevedibile.

Io qui, nella mia torre, prigioniera di me stessa e un mondo che posso affrontare, anche se mi fa paura.

In fondo, come dicevo qualche giorno fa, si cammina mettendo un piede davanti all'altro.

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C'è una cosa che mi fa sistematicamente sorridere: dunque, io non amo molto i dolci, e in particolare non amo i dolci troppo dolci. Molti lo sanno, molti non lo sanno, a molti non frega una benemerita mazza, e ovviamente è così. Però, sistematicamente, quando cercano di offrirmi una fetta di torta, un pezzo di cioccolato et cetera me lo sponsorizzano con la precisazione è dolcissimo, accompagnando la cosa con uno sguardo che dovrebbe invogliarmi e smorfie della bocca che gradisce. E io, sistematicamente, rispondo mmmmmh, sì, deve essere buonissimo ma non mi va, grazie.

E' solo un aneddoto inutile, lo so, ma ultimamente fatico a parlare di me, e a parlare in generale diciamo, pare che tutto quello che ho avuto da dire l'abbia detto ormai, o forse non voglio dire quello che c'è da dire, o forse sono solo un po' stanca di dover spiegare le cose a chi mi sta intorno, le cose di me intendo.

Tutti mi chiedono come sto, lo fanno con scadenza più o meno regolare, e a molti interessa davvero, altri vogliono solo scendere un po' nel pietismo che piace tanto, altri ancora lo fanno per formalità. Io spesso rispondo bene, altre volte do qualche spiegazione, e poi invece ci sono quei momenti in cui proprio non mi va, e in quest'ultimo caso lascio a bocca asciutta chi ha avuto l'ardire di pormi la fatidica questione, il malcapitato di turno ci rimane malissimo e io confermo il mio pessimo carattere, anche se poi tutti mi dicono sempre che ho un bel carattere.

Ma dico io: proprio a me doveva capitare una malattia così complicata, poco prevedibile, poco conosciuta, poco curabile, anzi per nulla curabile a voler essere precisi?
Io mi ci sto abituando, ma temo che sia solo un periodo di calma e vorrei che durasse il più a lungo possibile.

Ieri mi è venuta in mente una cosa importante, e sono riuscita a stabilire la data in cui ho avuto il primo attacco di sclerosi multipla, ecco, era il 2007, luglio 2007, è bastato fare un collegamento banale, quell'anno impazzava nelle radio Bruci la città, e io ricordo che quando andavo a fare la terapia per la cervicale, perché loro, i medici, pensavano che i miei fastidi dipendessero da quello, alla radio passava sempre la voce di Irene Grandi e io neanche sapevo che la canzone fosse del tipo dei Baustelle, e mi sembrava troppo strano che mi piacesse così tanto un tormentone estivo, ma mentre facevo quei movimenti che avrebbero dovuto migliorare la mia cervicalgia la canticchiavo di nascosto ascoltandola. 

Ora lo so, e anche se non è cambiato nulla sono contenta di sapere da quanto tempo questa roba mi fa compagnia, o meglio, possibile che ci fosse già da prima, ma quella fu la prima volta che decise di rompermi le scatole.
3 anni
sono tanti e pochi.
Quando lo dirò al medico lui considererà che è un buon segno, visto anche che l'attacco in quel caso sparì senza una terapia mirata, o magari scopriranno che fare la fisioterapia con annessa magnetoterapia è la cura che tutti cercano per la sm.
Sarebbe troppo forte, ma troppo facile, e le cose facili non sono mai state da me.

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Non dico parlare del primo maggio, perché sarebbe troppo, o della guerra in Libia, o della disoccupazione, o di tante cose importanti. Ma addirittura mi interessa più della salute di Lamberto Sposini (che -per la cronaca- solo ieri ho capito chi è) che della beatificazione del papa.
Ma cazzo, possibile che basta un po' di carisma per imbonire milioni di persone che si interessano alla storiella così ben raccontata e dimenticano tutto il resto dello schifo che c'è nel mondo?
Perché non beatifichiamo chi, ogni giorno, per sfamare i figli scende in una miniera, va in una fabbrica, in un cantiere e si spacca la schiena, e rischia la vita, e alle volte muore?
E questo è vero ogni giorno, ma pure la beffa del primo maggio no, perché si poteva benissimo scegliere un altro giorno per inondare le pagine dei giornali, e lasciare oggi l'illusione alle povere persone sciocche come me di poter partecipare ad un messaggio, ad un'idea, ad una memoria storica.
Perché se io oggi sono a casa in malattia e riceverò comunque uno stipendio a fine mese non lo devo al miracolo di nessuno ma ad anni e anni e anni di lotte per la conquista di diritti come questo.

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