Archivi del mese: giugno 2009

Posto che io in questo clima di giugnembre come si dilettano a chiamarlo i miei innumerevoli contatti ed amici ci sto bene ché quando piove sono troppo felice e sto bene e mi piace sentire il rumore delle gocce che cadono e respirare l’odore di terra bagnata e non c’è il sole che scotta e che mi acceca, posto tutto questo mi sembrava anche il caso di mettere una virgola, e a questo punto anche di andare da capo, ma dopo il punto, si intende.

Oggi pensavo che se mai sarò ricca, ma proprio ricca da fare schifo, cosa più che improbabile direi inverosimile, ma dicevo che se mai sarò ricca la cosa più lussuosa che vorrò avere, la cosa che per prima sarà fonte inesauribile di gioia per me, sarà appunto avere un dipendente che si occupi di tutto quanto può essere catalogato sotto il nome di burocrazia.

Ho fatto il 730 (era quello? credo di di sì) e ho dimenticaro di detrarre circa 3000 euro di tasse, mica bruscolini.
Ho compilato vari moduli per graduatorie e quanto altro, che da qui ad altri almeno 10 anni coloreranno la mia vita di insegnante precaria, e ho impiegato tutte le mie energie a non scaraventarli fuori dalla finestra, e sono andata a consegnarli circa venti volte trovando, sistematicamente, lo sportello chiuso fino a che oggi, ultimo giorno utile per un modello che quasi sicuramente neanche dovevo consegnare, lui si è impietosito e mi ha inviato una raccomandata in un liceo che sta a poche centinaia di metri da casa mia.

Insomma voglio quello che chiamerò il mio burocrate personale.
Mi serve.

Poi non so che altro dire se non che abbiamo sistemato il soggiorno di casa nuova, per ora qui ci rimane solo il letto e l’adsl a trattenerci, abbiamo riempito una parete enorme di libri , ma ancora non siamo sicuri se la divisione fatta per casa editrice sia l’ordine più consono in cui tenerli, in ogni caso meglio degli scatoloni sotto al letto in cui li tenevamo finora.
Anche il bagno e la cucina sono a posto, manca solo il portarotolo in bagno e la lavatrice in cucina.

Nel palazzo in cui andremo ad abitare, quello in cui risuonano le minacce di qualche post fa, ogni pomeriggio l’infante di cui sempre al post di prima, riesce a smettere di piangere soltanto ascoltando un medley di una trasmissione di una tv locale dove l’artista, con una voce che dire nasale è dire tutto,  alterna -per ore e ore e ore e ore-  i brani seguenti:
‘o ball r’o cavall
-la fragolina (di cui non trovo il link)
la campagnola.

Mi sembra di non avere più niente di interessante da dire, perciò chiudo qui.

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Ma sono l’unica a cui non importa nulla della morte di Maicol Gecson?
Non che non provi dispiacere per la morte di un uomo, ma insomma, non era manco questa grande risorsa per l’umanità, tralasciando poi piccoli particolari pedofili etc.
Che penso che se muore una persona qui in occidente, chiunque essa sia allora la sua morte ci pare un evento drammatico e  se ne parla anche in tv in alcuni casi, oppure comunque diventa un fatto.
Metre la gente nel resto del mondo muore quotidianamente per la mancanza di quanto per noi è ovvio, come il cibo per esempio, beh, allora quella è una cosa che lasciamo in sordina.
, è morto Maicol Geccson!!!
sono morti migliaia di bambini oggi in Africa, in Asia. Non avevano da mangiare, non avevano cure!!!
svegliamoci, scandalizziamoci, pensiamoci, ascoltiamo le loro voci, ascoltiamo quella voce che ci sta tanto scomoda.

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Diciamo che a Napoli i panni sporchi che si lavano in famiglia vengono poi stesi al sole.
E specie le donne hanno tutte una vocina delicata con cui invitano amati consorti a miti consigli e richiamano la cara prole ad un comportamento più consono ai principi di una buona educazione.

Insomma, io all’inizio mi spaventavo, ma adesso trovo del tutto normale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, levarsi urla belluine cariche delle più irripetibili cose.

Ultimamente ne ho sentite alcune esilaranti, le riporto di seguito, ma bisogna immaginarle urlate con una voce simile a quella della bambina de L’esorcista, perché anni di fumo di sigarette di contrabbando, e delle precedentemente citate urla, hanno modulato deliziose vocine in acuti rantoli infernali.

1- Te pigl e t facc’ cap’ e mur’
vale a dire ti prendo e batto ripetutamente la tua testa contro il muro neanche così inedita se non che rivolta ad un bambino praticamente ancora in fasce.

2- T’ o rong’ aret
ovvero te lo do dietro, ora immagino si tratti di una sorta di intenzione  di appioppare un innocuo sculaccione, ma detta così sembrava più una minaccia di sodomia, sempre al bambino di cui sopra. Mi piace pensare che sia la mia l’interpretazione giusta.

3I bell’ e buon’ nun parl’ cchiù e t’accir direttamente.
Io ad un certo punto non parlo più e passo direttamente all’azione uccidendoti.
E questa è stupenda perché è solo la parte finale di un cazziatone chilometrico, tutto a volume altissimo, in cui la ragazzina era invitata a gettare la spazzatura ogni sera, la madre, dopo aver sbraitato come un’ossessa, chiude recitando flemmatica questa minaccia che suona proprio come una strategia di guerra, lei  (la figlia) sa che da un momento all’altro potrebbe morire, è stata solo gentilmente avvisata.

e per concludere, sempre dopo  un’accesa discussione:

4- ma allora t’aggi ‘ accir’re?
ovvero ma allora devo ucciderti?
Carino da parte della mamma chiedere il parere dell’altra  parte in causa.

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Che poi, questo signore qui mi sta piacendo assai.

Ultimamente mi innamoro di tutto ma non corro dietro ai cani, e da marzo a febbraio spero che prima o poi le cose si sistemino da sé.

Ieri è morto un lontano parente, stroncato da un infarto mentre guidava in autostrada, è riuscito appena ad accostare, e io ogni volta penso che quando morirà mio padre non avrò fatto in tempo a dargli l’ultimo saluto, non avrò fatto in tempo a renderlo fiero di me.

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Che palle!
Mi sono proprio rotta di questo mio continuo elucubrare sul passato, sul presente, sul futuro.
Tutta quest’ansia, quest’angoscia esistenziale che apparentemente dovrebbero esere sintomatici di una profondità e di una sensibilità a me danno piuttosto l’impressione di una empasse e di una vigliaccheria.

Sono anagraficamente adulta eppure mi sembra che la mia vita debba ancora iniziare, tante aspettative su un futuro che mentre lo aspetti è già presente e subito passato.

Voglio cominciare a parlare di orecchini e smalto, e sandali e borse, e credere davvero che siano cose su cui valga la pena riflettere.

Questo mio sentirmi figa perché spendo solo una minima parte del mio denaro in capi d’abbigliamento e prodotti per la cura del corpo, mentre credo di avere in casa mezza foresta amazzonica abbattuta per la stampa dei miei libri e delle mie carte, ormai sta quasi diventando surreale.

Vorrei litigare con lui per cose cretine e non perché ho un carattere così di merda da mettere in soggezione persino chi vive con me da anni.

Che poi qualche giorno fa sentivo al lavoro due colleghe che parlando  in merito a una tizia (uno dei capi, of course) che ha scritto una cosa con un errore madornale (tipo "non l’ho fate") e dicevano "certo, lei non è la Jelinek della situazione, ma…"  e poi una delle due continuava dicendo "Jelinek qui secondo me è un gradino al di sopra di tutti"

Maddechè?
Ma non lo vedete come sono terra-terra?
Ma non lo vedete che sono ingrassata che faccio schifo a me e al prossimo?
Ma non lo vedete che ho paura anche di andarmi a comprare un giornale da sola?
Ma non lo vedete che io della vita non ho capito un cazzo?

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C’è una storia che deve uscire.

La sto "metabolizzando" da almeno un anno ormai.

Manca solo l’inizio, il tempo e lo spazio.

Proprio come diceva una tipa che teorizzò il fatto che, affinché le donne potessero scrivere liberamente,  necessitavano di denaro e una stanza tutta per sé.

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Mangiare una mega pizza alle 23 vedendo L’amore molesto di Mario Martone può causare incubi in un’assonnata pulzella?
Lo scopriremo solo vivendolo.

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