Archivi del mese: ottobre 2008

Una lezione sul fascismo a piazza Navona!

 Grande Vauro!

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Ok, il prelievo l’ho fatto, e i campioni li ho consegnati.

Non mi hanno fatto neanche troppo male, ma in fondo sono capitata nelle mani di BabboNatale e il suo aiutante, quindi, dopo che mi sono ripresa dallo svenimento annunciato, mi hanno dato anche una caramella al miele.

Indi lui mi ha fatto colazionare con caffè e megacornettazzo alla crema e amarena.

Ora sono qui come una bambina che si è sbucciata le ginocchia e chiede coccole, e leggo su intenret tutti i possibili mali che potrebbero affliggermi, al momento la cosa più probabile che mi accadrà pare sia un attacco di epilessia.

E mentre sto qui a fare elucubrazioni lui rivede la puntata di Annozero e un brivido mi percorre la schiena.

Povera patria.

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Questo non è un post elegante

Domattina Jelinek dovrà fare una serie di analisi: sangue, urina, feci.

Jelinek guardava il medico che gliele prescriveva con uno sguardo allucinato, soprattutto in relazione alla roba delle feci e alle domande fatte in merito.

 Jelinek ha comprato i contenitori appositi, e quello delle urine ha capito come deve usarlo, ma quello delle feci no.
Ora vorrebbe che qualcuno le spiegasse come fare. Ma non sa bene a chi potrebbe chiederlo.

E poi, diciamoci la verità, la cosa che le fa più paura è il prelievo del sangue, le tremano già le gambine, sa già che sverrà.

Oggi Jelinek è più incazzata del solito.

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La sospensione del giudizio, 'sti cacchi!

Cosa dovrebbe fare un’insegnante -che nella fattispecie sarei io, anche se non mi pagano- se in un tema una ragazzina di 14 anni che è scheletrica, che anche con un caldo afoso che tutti sono sudati tiene su la giacca abbottonata fino al collo, che ha detto tre parole in due mesi solo perchè interrogata, dicevo se questa ragazzina nel tema le parla di abbuffate notturne a base di merendine e nutella?

Per il momento non fa nulla se non sentirsi incompetente.

Agli esami di didattica, di psicologia, di psicologia della relazione ducativa ecc non ce lo dicono come fare, no.
E allora tutti questi tomazzi che leggo, e sottolineo ed evidenzio e ripeto, e tutti i 30, i 28, le lodi, non mi servono a nulla.

Competente sulla carta, ok, ma io a lei che  dico?

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Un altro dei motivi per cui mi piace così tanto "La Pianista" è che Jelinek, quella vera, è riuscita a creare nel personaggio di Erika una caratteristica così mia che raramente ho trovato meglio descritta altrove.

La caratteristica di cui parlo è il mio essere la peggiore carnefice di me stessa, di prendere dal di fuori tutto il male e rivoltarlo contro di me, di riversare contro di me tutto quello che vorrei riversare altrove, di punirmi incessantemente per i miei innumerevoli ed infiniti sensi di colpa.

Sono io che non mi permetto di vivere, sono io che mi impedisco di vivere serenamente.

Così diventa impossibile andare serenamente a fare una passeggiata, io quella passeggiata la devo trasformare in uno strumento di tortura, e lo diventa un tragitto enll’autobus, un’ora di lezione, la pausa al lavoro, un pomeriggio di shopping, tutto deve diventare solo e soltanto strumento per farmi male.

Vorrei tanto imparare a volermi bene, almeno un pò, vorrei tanto provare pena per me stessa  e smetterla di essere così crudele, vorrei tanto essere un tantino più indulgente, tenera, affettuosa, premurosa, vorrei tanto smetterla di essere la mia persecutrice, la mia peggiore nemica.

E’ in questo che credo di essere ancora malata, e non so se guarirò mai.

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Vaneggiamenti spazio-temporali

Non ho ancora ben capito se stanotte dormiremo un’ora in più o un’ora in meno.

Nel pomeriggio ho fatto una cosa che non faccio mai: ho dormito.

Sarei potuta andare a Roma, ma non ne ho avuto la forza, o meglio la voglia, sono troppo stanca anche per fare uno sforzo che, non ho giutificazioni, avrei potuto fare.

Dopo un’oretta di sonno ho aperto gli occhi e ho chiesto a lui se era ora di andare  a letto, erano le 15.30.
Allora gli ho intimato di andarmi a preparare un caffè.
Lui non c’è andato, ma in compenso ha sistemato questo pc.

Il fatto di aver dormito ha pregiudicato il resto della mia giornata libera perchè non riesco a recuperare le mie coordinate spazio temporali.
Mi rendo conto che vivo un equilibrio tutto mio e basta un soffio per farmelo perdere.

Ora sono qui che sgranocchio grissini torinesi e medito sull’opportunità di prendere un analgesico per il mal di testa.

O mangiarmi un pocket coffee.
E andare a finire il libro.

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Questo pc sistematicamente vive periodi strani.
Si rifiuta di fare determinate cose, di aprire determinati siti et cetera.
Questi ultimi sono i giorni in cui ha deciso di impedirmi di scrivere il blog.
Grazie ad un lampo di genio dell’amatoconsorte noto che mi permette di farlo avviandolo in modalità provvisoria.

Come scrivevo ieri nel commento al post precedente in cui cercavo di dare una qualche traccia di me questi sono giorni devastanti, e le prossime settimane non promettono nulla di buono, ma tutto sommato pare che ce la sto facendo.
Magari fra un mese avrò tutti i capelli bianchi ma tante ore di tirocinio in meno da fare.

Giusto per rendere un’idea dello stato cui mi sono ridotta:
-sto recitando come un mantra una frase estrapolata da una di quelle email spazzatura che mi intasano sistematicamente la casella di posta "non affannarti verso la meta, goditi il viaggio"
-sono andata a fare la spesa all’Auchan
-sono andata a fare la spesa e l’ho trovato divertente e persino rilassante, ho comprato tanta cioccolata e ho persino recuperato una catalogo di quelle ceramiche Thun perchè ho bisogno di fare un regalo ad un’amica e cerco ispirazione
-stamattina ho lavato il bagno mentre mi asciugavo i capelli
-ho un libro da finire, mi manca solo l’ultimo capitolo che un tempo sarebbe stato letto voracemente, ora invece giace sul mio comodino col segnalibro a poche pagine dall’ultima.

Ma I’m still alive

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