Archivi del mese: marzo 2009

QUI C'E' GROSSA CRISI

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C’ho un cane rosa su feisbuc e quando mi sveglio al mattino apro la sua casetta e vinco alla lotteria 50-100-500 monete.
Lo lavo, lo spazzolo, lo vesto, lo sfamo e gli faccio pure saltare la corda.
Poi gli compro il divano colorato e il cellualre rosa e i vestiti e le finestre e i peluches e gli faccio avere una vita sociale.
E poi al cane rosa basta che gli strofini la spazzola addosso che le tacchette della felicità salgono su.
E poi basta cliccare sull’icona del floppy per salvare tutto e lasciare tutto intatto com’è fino alla prossima volta.
E il cane rosa è sereno e felice e sazio di quello che ha mangiato tre giorni prima, e quando va a trovare gli amici si sbaciucchia con loro ed è ancora più felice, e quando corre allo stadio col suo vestitino da principessina dopo torna a casa e riprende la sua vita borghese senza bisogno di passare il ferro da stiro.
E nella sua casa è sempre tutto lindo e pinto e non arrivano rumori, e non arrivano brutte notizie, e non arriva nulla, solo regali dagli altri amici cane verde, cane azzurro, cane giallo, cane marrone, cane col cappello a forma di imbuto capovolto.
E io al mattino passo dal cane rosa e sto un po’ con lui, e la sera prima di staccare passo di nuovo, e questa immobilità, e questa serenità, e questa impermeabilità mi fanno sentire un po’ serena e protetta anche a me.
E il cane rosa scriverebbe "mi… anche a me" come ho fatto io nel periodo sopra senza preoccuparsi di pensare che chi legge potrebbe pensare che non si è accorto dell’errore.

Il cane rosa è il mio alter ego felice e contento.

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A Napoli si dice farsi benedire da un prete ricchione.
Ieri se ne parlava in un forum.

Considerata la mia idiosincrasia per i preti non ci avevo ancora pensato, ma credo che sia arrivato il caso di sottopormi a cotal benedizione di omosessuali tendenze.
Quest’anno io e lui ci ammaliamo insistentemente, senza soluzione di continuità ci palleggiamo termometri e fazzoletti e antipiretici che io non posso neanche prendere ché sono allergica.
Però credo che al quinto giorno sarebbe anche il caso di incominciare ad intravedere qualche miglioramento, eccheccazz!
Mi si perdoni il turpiloquio ma sono incavolata nera, non mi ricordo più come ci si sente senza influenza, dolori muscolari e articolari, stanchezza cronica, naso gocciolante e borse sotto gli occhi.

Ieri sera ho visto il film di Virzì, quello sul call center, e non mi è piaciuto tanto.
Lo sapevo che da Virzì non poteva venir fuori niente di meglio che Ferie d’agosto, quello era carino!

Domani ho l’ennesimo esame, ne avrò dati almeno 157 in quest’ultimo anno, non ce la faccio più: e prego tutti di non rispondermi con la frase lo diceva Eduardo che gli esami non finiscono mai, io spero che finiranno, almeno questi.
Ché dopo la laurea pensavo di essere riuscita a non farmi venire più l’ansia, e invece siamo sempre lì con le gambine che tremano, vado a studiare, và…

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Siano stati i libri o il mio provincialismo…

Lo diceva Guccini e continuava anche in modo non proprio oxfordiano a dirla tutta.

Io sto prorpio diventando grande.
A ventottoannisuonatiquasiventinove.

Mi scopro donna, e penso che è una parte di me che non avevo mai preso in considerazione.
Poi la vita è stata varia, e all’improvviso le scelte hanno cominciato a farsi consapevoli, il tono della voce ad adeguarsi alle circostanze, le attenzioni ad essere più materne, i modi ad essere più civettuoli, i gusti ad essere decisi e definiti, le abitudini a diventare abitudinarie.

Perché io con i maschi sono sempre stata amica davvero e con le donne mai in competizione davvero, e con mia madre non sono mai stata la figlia femmina e con mio padre non sono mai stata l’amante edipica, e non ho mai pensato di trovare un uomo per accasarmi o tantomeno per generare copiosa prole.

Oggi capisco di essere donna dalle piccole cose della quotidianità, e sento di avere un ruolo che mi si è cucito addosso in questi anni di sofferta ricerca esistenziale.

Ora mi resta solo da chiedermi se così come sono mi piaccio o no, spero almeno di trovarmi simpatica!!!

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Io no spik inglisc

Jelinek ultimamente vaneggia, ha il cervello spappolato e le idee poco chiare circa il suo passato, il suo presente, il suo futuro.

Jelinek ultimamente è stata l’esatto opposto di una perfetta padrona di casa, ha latitato per mesi dai supermercati e dalle faccende domestiche in generale, così sente  che è il momento di riempire di nuovo i buchi neri delle dispense affidate, ad interim, al di lei compagno che come uomo ha tutte le doti necessarie a rivestire i panni del compagno perfetto, ma come casalingo necessiterebbe di un corso intensivo accelerato che, ahinoi, non gli è stato impartito prima dell’inizio di questo delirante periodo che si avvicina, purtuttavia, al suo termine.

Così Jelinek fra ieri ed oggi ha visitato i  supermercati per le necessità di cui sopra, e anche qualche altro posto atto agli approvvigionamenti necessari alla sopravvivenza domestica.

Ma partiamo dall’evento più lontano per arrivare al più vicino, amiamo la storia noi, quindi ci atteniamo strettamente alla cronologia degli eventi!

Ieri nel primo pomeriggio Jelinek visita il primo supermercato, lei lo ama in particolare per la presenza all’ingresso -o all’uscita?-  di una macchinetta che produce un caffè buonerrimo, pertanto dopo la spesa è un appuntamento fisso per lei e per lui che ,carico di sacchetti , l’attende pazientemente (era o no l’uomo ideale? ).
Jelinek abitualmente prende il caffè con due pallini di zucchero, e non lo gira, ma ne beve metà, la metà che è zuccherata esattamente al punto giusto, lasciando il fondo zuccherosissimo all’uomoideale, uomoideale non perfetto casalingo ma magro, muscoloso e goloso.

Ieri Jelinek inserisce le monete nel distributore e seleziona lo zucchero a zero pallini, schiaccia l’ok e produce un caffè tremendamente amaro che non riesce a bere nemmanco lei, così ne prende un altro, seleziona lo zucchero su quattro pallini e produce un caffè disgustosamente dolce che sputacchia prima di passare, con volto disgustato, all’uomoideale che apprezza cotanta dolcezza, forse perchè inversamente proporzionale all’acidità della donna che gli sta accanto.
Jelinek decide che non è il caso di cimentarsi nella preparazione di un altro caffè, è troppo rincoglionita per venire a patti con un distributore automatico, alza i tacchi e se ne va.

Arriviamo ad oggi -e nel frattempo scriviamo l’ennesima tesina, leggiamo l’ennesimo saggio e ci guardiamo pure una puntata di -mi pare si chiami- un giorno in pretura.

Jelinek va in una profumeria dove solitamente acquista i prodotti per la sua igiene personale, oggi compra una confezione di detergente intimo e un sacchetto di salviettine struccanti, si avvicina velocemente alla cassa in apnea data la mancanza d’aria, ma la precedono una culona e un giovincello dall’aria vagamente idiota con in mano una confezione di bagnoschiuma a forma di Tweety.
La culona dà la confezione alla commessa che ne ripete il prezzo ad alta voce e l’idiota, dopo che la commessa ha imbustato il giallocanarino, chiede una confezione regalo.
La commessa, col sorriso da hostess, riestrae il pupazzetto e lo confeziona pazientemente, intanto la fila si allunga alla cassa, l’aria manca, Jelinek per distrarsi recita a memoria una cantilena senza senso cercando con lo sguardo il punto preciso in cui svenire (ma non sviene).
Il pacchetto è pronto, tutti sono felici e la culona solo allora si ricorda di cercare il portafogli in borsa, e mentre cerca cerca cerca tutti sono sempre più snervati, e poi dopo averlo trovato seleziona, seleziona e seleziona la banconota al suo interno, poi paga, si gira verso Jelinek,  guarda con aria sprezzante la confezione di detergente intimo e il sacchetto di salvitette, imbraccia l’idiota e se ne va.

Ecco, questo per dire che c’è una categoria di persone che non sopporto, quelle che, in fila alla cassa, aspettano prima che la commessa abbia fatto il conto, imbustano tutto e poi si ricordano di cercare il portafogli che sistematicamente non  trovano mai, ma dico io, se vai verso la cassa, e magari fai pure la fila per pagare, non riesci a capire che potresti prepararlo prima facendo risparmiare minuti a chi dietro di te attende in apnea il suo turno?

E infine arriviamo a poco fa, Jelinek e l’uomo ideale vanno al Lidl perché è di passaggio al loro rientro a casa dal pranzo suoceresco, comprano sempre al Lidl un sacco di schifezze, perché quelle schifezze hanno un’aria esotica troppo accattivante!
Jelinek sceglie un sacchetto di crostini al gusto cipolla -che palato raffinato, mewy– fra i vari al gusto di pomodoro, aglio, origano et cetera.
Siccome Jelinek è un’entusiasta sponsorizza il sacchetto all’uomoideale, lo ripone nel carrello avvicinandosi alle barrette di sesamo, quando viene avvicinata da una ragazza che la guarda dritto negli occhi, le fa un sorrisone e le dice :- cipolla?
Jelinek replica con un gesto affermativo del capo, e lei le chiede per favore, come se fosse una questione di vita o di morte, di mostrarle quale fosse la confezione alla cipolla.
Jelinek si avvicina allo scaffale, prende quella con su scritto onion e la porge alla gioiosa pulzella che la ringrazia sentitamente prima di mostrare a chi è con lei il trofeo dei crostini alla cipolla.
Alle volte basta poco per essere felici.

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Questa è una lettera, una lettera scritta in modo decisamente non canonico, una lettera scritta senza uno scopo, una lettera scritta senza sapere se il destinatario la leggerà.

E’ una lettera scritta una sera di marzo in cui le cose sembrano un po’ più difficili di sempre, in cui la voglia di andare avanti si lascia travolgere quel tanto che basta dalla paura di non farcela, in cui i brutti pensieri si riaffacciano con troppa prepotenza.

E in questa sera di marzo è bastato poco, pochissimo, per far sì che tutto questo venisse cancellato da un sorriso, da un senso di leggerezza nel cuore e da un pensiero positivo.

Quello che è bastato è stato il fatto di potersi ritrovare nel volto, nelle parole, nelle mani che scrivono di poche persone, quelle giuste.

E’ bastato scrivere qualche commento alle foto di una delle personegiuste insieme alle altre personegiuste, è bastato scambiarsi qualche parola in privato con una delle personegiuste, è bastato trovare le personegiuste al momento giusto, e sapere che sono lì, che ci sono, che esistono, che tu hai il privilegio di conoscerle.

E’ bastato il pensiero che forse un giorno davvero ci si troverà a ridere, a ballare, ad ubriacarsi, a parlare, a stare.

E che se anche quel giorno non dovesse arrivare quelle persone ci sono e sono lì per te, e sono lì con te, in una corrispondenza di amorosi sensi di foscoliana memoria.

Allora non posso che ringraziare quelle persone del semplice motivo di essere mie amiche.

Quelle persone sono, in ordine rigorosamente sparso, ElenaBowie, Lucedabagno, Cherrylipsbrat, MariaJCoe quelle che ho trovato stasera, e poi ce ne sono altre, quelle che non ho trovato stasera, ma non c’erano per puro caso.

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Dedicato

Dopo la psicoterapia individuale, ho seguito, per un periodo, una psicoterapia di gruppo, un gruppo composto da  sole donne di età, estrazione sociale, livello culturale, malattia, profondamente diversi fra di loro.
Ho abbandonato questa terapia dopo qualche mese, non la sentivo adatta alle mie esigenze del momento, la vita mi ha chiamato ad altri impegni e quello del mercoledì pomeriggio non ho potuto più mantenerlo.
Ma in quesi mesi ho conosciuto donne, ho conosciuto storie, ho conosciuto mondi che adesso, ogni tanto, mi si riaffacciano alla mente.
Stamatina, mentre facevo colazione, mi è tornata in mente una di loro, non ricordo neanche il suo nome, ma ricordo il motivo per cui era in terapia, e il motivo era un amore, una amore impossibile, lontano, un amore che le dava morte e vita, eros e thanatos, e lei ne parlava come di un ricordo stupendo, di un ricordo bello e struggente.
E penso a quella donna e al suo cuore e alle sue parole e a quei momenti di condivisione di noi.
E stamattina le dedico una canzone, anche se da anni non l’ho più vista.

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