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Poiché ad esse…

Poiché ad essere donna non te lo insegna nessuno, se nasci e cresci in un paesino di provincia dove non ci sono neppure le vetrine o le signore da sbirciare per le strade, ti adatti coi mezzi che hai a crecare di capirci qualcosa.

Molto, troppo, lo prendi da tua madre, e se sei uno spirito ipercritico, come la sottoscritta, lo fai con enorme sofferenza, che non ti adatti poi a tutto quello che il modello ti propone, e anzi cerchi di essere l’esatto contrario con ogni fibra del tuo essere, e, anche quando di fatto sei l’esatto contrario, ti continui a sentire una copia venuta un po’ meglio o un po’ peggio di un modello che non desidereresti mai, e che ti senti però  a vita costretta a ripetere, seppur in maniera estremamente parziale.

Poiché quel modello in realtà, anche se oggettivamente non ti piace, non ha fatto nulla di male per essere odiato, né per essere emulato, anzi forse quello non è neppure un modello né vorrebbe esserlo, eppure, caparbiamente, per quell’intrinseca abilità a farti del male continui a pretendere di non poter prescindere da esso, qualcosa qua e là lo prendi.

Ed è così che arrivo al dunque, quel modello leggeva, legge, ha sempre letto bidonate di riviste femminili, della peggior specie, quelle che dopo averle lette ti rendi conto che hai buttato una moneta e avresti fatto meglio ad usarla per pagarti un caffè, salvo poi considerare che in quel paese di provincia non è che le signore vanno a prendere il caffè al bar, ma se lo preparano a casa o a limite  a casa della vicina, della zia, dell’amica, per cui ogni tanto una moneta spesa nella salumeria che vende anche le riviste ti fa sentire un po’ chic, un po’ donna, appaga quel minimo di frivolezza che riesci a concederti e ti avvicina un’infinitesima parte a quel mondo che vedi su quelle copertine.

Sarà per tutto questo che, anche vivendo in città, un tempo avevo l’abitudine di comprare riviste femminili ogni tanto, senza continuità, scegliendo spesso anche in base al gadget in regalo. 

Fino a che la rete, con la frequentazione di blog, forum et cetera non è venuta in mio soccorso liberandomi dal giogo dell’obbligo a gettar via denari in edicola, che lo so bene non è una questione economica, ma piuttosto un compromesso con la mia intelligenza e la mia attitudine alla lettura vera.

Eppure, anche se adesso tutto di me trasuda un grido di emancipazione, sento che quell’odore di provincia ogni tanto sale a sfiorarmi il naso, e a farmi sentire come quando quelle donne che vedevo nelle riviste di cui sopra mi sembravano lontane come la Luna!

 

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1 Commento

febbraio 18, 2012 · 5:23 pm

Io mi cimento a…

Io mi cimento a scrivere un post qui, anche se non sono ancora abituata, non so se andrò avanti, non so nemmeno se riuscirò a pubblicarlo.

La dimensione del cambiamento non mi è mai piaciuta granché, eppure pare che debba farci i conti, che la mia vita ultimamente non mi consente di scegliere, e quando non c’è scelta a volte è anche tutto molto più semplice. 

Qualche pezzetto di cuore lo lasci qui, qualche abitudine la perdi volentieri, qualcun altra un po’ meno, e lo sguardo lo getti per l’ultima volta lì. Ma poi, pancia in dentro e petto in fuori, ti rimetti a camminare,  ferma non si può, proprio no! Se una lacrima punge l’occhio e se il respiro è un po’ più corto del normale cerchi di non farci caso, e ti riscopri più dura, come non credevi, come la pelle del viso che non è più la stessa di dieci anni fa, e quella ciocca di capelli bianchi che ancora per poco riuscirai a camuffare. 

Quando aprii questo blog ero una ragazzina, avevo tanti dubbi, e non conoscevo ancora tante cose brutte, non avevo consapevolezza di me e una serie sconfinata di piccole e grandi paure.

Oggi sono una donna, ho ancora tanti dubbi, ma conosco tante cose, sempre meno di quelle che mi servirebbe sapere, ma se un giorno sono stata capace di guardare in faccia alla malattia e alla vita, e se un giorno sono stata capace di accettare una cura che mi annienta, allora sarò capace, domani, di alzarmi di nuovo dal letto, un giro di rimmel, i capelli un po’ più su, e una sciarpa a tenermi calda.

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febbraio 12, 2012 · 6:10 pm