Archivi categoria: deandrè

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Questa invece è per la serie:

improbabli coccole mattutine

(quando, a causa del turno di lavoro pomeridiano, si sta a letto fino alle 11,00 come due adolescenti in vacanza).

Lui mi stringe, mi strapazza, mi bacia, mi avvolge e mi canta all’orecchio.

se ti tagliassero a pezzetti
io ti mangerei
con un bel bicchiere di vino

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e ti tieni la voglia
rimani a pensare
come diavolo fanno

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….e ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta.

 col tuo ordine discreto dentro al cuore…

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Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare?

Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com'è che non riesci più a volare?

Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
a tua ultima canzone per l'estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare?

Ecco, io volevo scrivere più o meno una roba del genere quando questa mattina ho aperto la pagina di Splinder, ma poi, pensando e ripensando, le parole giuste mi sembravano queste del Signore che ho citato sopra, e allora ho deciso di postarla tutta la canzone.
Non ho molte cose interessanti da scrivere, la primavera poi mi ha sempre messo una tristezza infinita.
Sono una madornale scassamaroni, scrivo sempre che sto male, che sono triste, che tutto passa, che dobbiamo morire, mi sento un po' come Savonarola con Troisi. Ma è così.
Qualche giorno fa scherzavo con lui, mi lamentavo del fatto che non mi regala mai fiori, e lui, serissimo, mi ha chiesto: perché sei morta? Sostenendo che è meglio regalarmi cose che fanno parte della mia vita da viva.
Sarà per questo che continua a comprarmi cioccolata, la mia casa straripa di fondente-al latte-bianco-ai cereali-nocciolato di tutte le forme e le dimensioni.
Quando gli chiedo perché vuole farmi diventare chiatta (grassa in napoletano, per chi non lo sapesse) lui mi risponde che sono bellissima, e allora capisco che non capisce che noi donne vogliamo sentirci dire che siamo magre, anche quando non è vero.
Ma lui è troppo concreto per questo genere di cose, ed è una delle fortune più grandi della mia  vita quella di avere accanto un uomo coi piedi per terra e con le mani che mi stringono forte.
E che se provo a esprimere un desiderio non c'è nulla che io desideri di più che stare accanto a lui tutta la vita.
C'è solo da capire cos'è che mi impedisce di volare, perchè alla sera vado a dormire pensando che un altro giorno è finito e non ritornerà, come le merende e il brodo di pollo di Nanni Moretti.
Devo smetterla di addormentarmi coi film di Moretti in sottofondo, potrebbe essere un inizio.

 

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Poi la pizza l'ho fatta, poi ci sono mille pensieri nella testa, e sarà la primavera, diciamo di sì.
Che poi quando la malattia ti entra in casa, anche se non colpisce te ma un familiare, ti rendi conto che la malattia fa parte della vita e che, in quanto tale, ne diventa parte. E' un gioco di parole strano, ma per me ha un senso.
La malattia quella non grave, non mortale, ma invalidante, a ricordare che quello che sei, quello che fai, è transitorio, è fugace, quasi fine a se stesso, quasi inutile se non per regalarti un'illusione di onnipotenza, di godimento, di felicità.
Le cose vanno, vengono, passano, alcune tornano, altre mai più.
E quando il rimpianto diventa abitudine allora capisci che ormai è tardi, e che tutto quello che puoi fare è cercare di non averne altri poi.

 

E pensavo dondolato dal vagone
"cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione
ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
restano i sogni senza tempo,
le impressioni di un momento,
le luci nel buoi di case intraviste da un  treno
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
e il cuore di simboli pieno."

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Un tizio abbastanza famoso cantava che quando si muore si muore soli.
Aveva ragione, come in tante altre occasioni del resto.
Io penso che anche il lutto lo si affronta da soli, ognuno a modo suo.
Nella mia vita fortunatamente non ho ancora avuto lutti gravi, e perdere per sempre  le persone a me care è una delle cose più  angosciantei che  riesca a concepire.
La condivisione del lutto non la capisco, non l’ho mai capita.
La scorsa settimana ho perso una zia a me cara, non una di quelle con cui ti senti ogni giorno, non una di quelle che ti chiama al compleanno, non una di quelle che ti fa il pensierino a natale, ma una di quelle che da quando sei nato ricordi sempre, con cui magari ti vedevi due volte l’anno, ma con cui parlavi seriamente, magari di una sciocchezza, ma che ti capiva.
Una di quelle che ti voleva bene per definizione, ma che sentivi ti voleva bene anche perché eri tu.
E a cui io volevo bene perché era mia zia, ma anche perché era lei.
Io la ricorderò sempre con quel suo sorriso coi denti storti ,e quel suo modo di parlare strano, e quella sua tirchieria quasi patologica, e quei suoi aneddoti semplici eppure mai banali.
Non ci sono andata al funerale perché era difficile conciliarlo col lavoro, non ci sono andata perché in realtà avrei anche potuto conciliare con gli impegni, ma non mi andava di baciare persone a cui dovrei voler bene per definizione e a cui non voglio bene perché sono loro.
Non ci sono andata perché ancora non ero pronta, che lei sia morta l’ho capito dopo, ogni giorno un po’, e soprattutto oggi, quando me la sono ricordata all’improvviso.
Per me lei è morta ora che si è sciolto il pianto e che ho scritto uno squallido messaggio di posta elettronica a suo figlio, mio cugino.
Scrivere quel messaggio l’ha fatta morire dentro di me, perché alle volte per me le cose succedono solo quando le scrivo, come quando all’università sentivo di aver studiato solo le cose che avevo trascritto in mille e mille quaderni.
Oggi lei è morta e io finalmente ho pianto, e ho dovuto restare un po’ da sola perché accadesse, e ora voglio stare un po’ da sola per rendermente conto fino in fondo, e ora ho voluto scrivere queste parole qui per ricordarla e per dirle ciao.

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